Molti di coloro che hanno conosciuto Aris Accornero, scomparso ieri a Roma a 87 anni, come profondo studioso e analista dei problemi del lavoro attraverso i suoi libri e il suo insegnamento (quale titolare per tanti anni della cattedra di Sociologia del lavoro alla Sapienza) non sanno forse come fosse stato originale il percorso attraverso cui era giunto alla ricerca. La sua biografia è, in questo senso assolutamente anomala, perché dietro quella passione che lo portò a indagare il mondo dei lavoratori c’era la sua esperienza biografica. Accornero, da giovane, era stato operaio e non per breve tratto: le sue origini familiari e la sua formazione l’avevano portato a essere un operaio specializzato alla Riv di Torino, dopo averne frequentato la scuola professionale. Già a quel tempo, nei duri anni Cinquanta, aveva maturato un’attitudine per la scrittura, emersa con i suoi interventi sul giornale sindacale della Cgil della Riv, il 7b (dalla denominazione di un cuscinetto a sfera). Militante comunista, membro della commissione interna, Accornero era stato licenziato nel 1957, nel clima di scontro in atto a Torino tra direzioni aziendali, Fiom-Cgil e Pci. Continua a leggere
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