Diario di un socialcomunista siciliano di N. Cipolla

Nicola CIPOLLA, Diario di un socialcomunista siciliano. Tra memoria e futuro, Roma, Editori Riuniti university press, 2013, 494 pp., ISBN 978-88-6473-137-7.

Con la morte di Nicola Cipolla muore la sinistra. Vanno via via spegnendosi quelle reali forze comuniste (anche se lui preferiva definirsi un “socialcomunista”) che hanno dato il loro contributo instancabile, attivo e sincero alla nascita della democrazia in Italia. Muore con il senatore Cipolla, quello che ancora rimaneva in vita di una sinistra vera, di una sinistra capace di lottare contro i padroni e contro la mafia, di una sinistra anticapitalista e gravida di idee, capace di fare proposte e agire concretamente per assicurare pane, terra e lavoro, nel segno della giustizia e della solidarietà sociale, agli italiani usciti malconci dalla Seconda guerra mondiale. Muore con Cipolla uno dei protagonisti della politica comunista siciliana e nazionale.
Il diario di Nicola Cipolla, lunghissimo, denso, e a volte difficile e noioso per la mole, non è un quaderno di ricordi, di rimpianti o di narcisismo politico: è un testamento e nello stesso tempo un programma politico per il futuro.
Nelle quasi 500 pagine Cipolla racconta la sua lunga militanza politica a partire dal 1944, anno in cui si riorganizzano le attività politiche socialista e comunista, fino al 2013, in cui è da tempo conclusasi l’epopea del PCI e si presentano problemi vecchi e nuovi per la politica e soprattutto per la sinistra. Settant’anni di politica attiva e concreta raccontata con lucidità e coraggio.
Ciò che emerge dalla lettura del libro è la perniciosa difficoltà di separare l’attività politica di Cipolla nelle istituzioni da quella sul territorio, da quella attiva e concreta al fianco dei braccianti, dei contadini, degli operai, degli studenti e dei movimenti ecologisti e No Global. Un collegamento che non è scontato oggi, in cui si misura sempre la distanza tra il palazzo e la gente, i lavoratori, i cassintegrati, i disoccupati.
L’operato politico di Cipolla emerge con tutta la sua forza, ma non è l’espressione e la volontà di un singolo, ma la capacità di un gruppo, di un partito che ha idee ben chiare, un’ideologia viva, che trae la sua forza dall’antifascismo vero e militante vissuto durante il ventennio e che si ritrovava nelle figure carismatiche di Palmiro Togliatti, Giorgio Amendola, Pietro Ingrao e Girolamo Li Causi.
Il diario si compone di un’Introduzione (pp. 7-37), diciotto capitoli, un Epilogo, (una Bibliografia (pp. 473-477) e un Indice dei nomi (pp. 479-494). Nei capitoli Cipolla racconta la sua vita, in particolare la sua vita politica, pochissimi cenni alla vita privata. E non poteva essere diversamente, poiché il titolo lo dice chiaramente che si tratta di un’opera politica.
Lunga e dettagliata è l’attività politica di Cipolla tra il ’44 e gli anni ’60, in cui i comunisti sono impegnati in una vera e propria lotta per la terra a sostegno dei contadini siciliani per lo smantellamento del feudo. Lotta per la terra che significa lo scontro con la mafia. E sono proprio i militanti di sinistra, in gran parte, a pagare col sangue questa lotta (tra il 1944 e il 1966 sono più di sessanta i sindacalisti, i militanti e i segretari delle camere del lavoro uccisi dalla mafia in Sicilia). E non c’è solo la riforma agraria nel racconto di Cipolla, ma anche la lotta per l’Autonomia Siciliana. Allo stesso modo è dettagliata l’attività politica all’ARS, al Parlamento italiano e al Parlamento europeo. Interessanti e fondamentali poi, sono le pagine dedicate al CEPES e a Pio La Torre, con cui Nicola Cipolla condivise anni di battaglie contro il latifondo e contro la mafia. Il racconto passa anche per la crisi del PCI e quella travaglia trasformazione in PDS, di cui Cipolla decise di non farne parte, ma non di abbandonare l’attività politica, rivolgendo il suo impegno alle tematiche verdi.
Fino alla fine della sua vita Nicola Cipolla fu un grande sostenitore delle energie rinnovabili, anche per la propulsiva possibilità di rilancio di un’economia in crisi come quella occidentale. Auspicava, di fatto, una forte presa di coscienza da parte della Regione Siciliana e del Governo Italiano nei confronti della conversione industriale attraverso le risorse rinnovabili e l’affrancamento dai combustibili fossili provenienti dall’orbita statunitense. Per questo motivo il diario di Cipolla funge sia da testamento sia da programma politico. La mobilitazione del referendum del 12 e 13 giugno 2011 lo impegnò in prima persona e fece sperare in lui la possibilità di poter sfruttare quell’ultima grande mobilitazione collettiva a sostegno dell’acqua pubblica e contro il nucleare.
Si apprezza nel diario di Cipolla la mancanza di un tono polemico o diffamatorio, come sovente capita di leggere nelle opere squisitamente politiche degli ultimi anni. La dialettica interna al PCI e le discussioni nelle assemblee sono sempre riportate nel massimo rispetto della libertà di opinione e laddove emergono accuse e critiche, queste sono sempre composte e prive di acredine. Emerge in tutta la sua forza ed eleganza una grande cultura politica, di gran lunga superiore a quella cui siamo abituati oggi.
Il diario mi fu donato dall’autore nel 2014, quando il Comitato Andrea Raia, insieme con l’intervento della CGIL, volle ricordare il 70esimo anniversario dell’uccisione di Andrea Raia, primo segretario di Camera del Lavoro ucciso dalla mafia il 5 agosto del 1944. Grazie all’interesse di Saverio Cipriano, Nicola Cipolla venne a Casteldaccia a porgere la sua testimonianza di quegli anni terribili, che lui, giovane segretario della Camera del Lavoro di Palermo, visse in prima persona. In quell’occasione la sua testimonianza si unì alle scuse alla famiglia di Raia per non aver compreso in quel momento storico l’importanza dell’unità delle forze di sinistra contro la mafia e per l’aver dimenticato per troppo tempo quei martiri del dopoguerra. In quel momento mi sentii piccolo piccolissimo di fronte alla presenza vivente di una storia politica così importante per il nostro paese e nello stesso tempo mi sentii profondamente onorato di averlo conosciuto e della sua dedica nel libro che mi donò.
Era inevitabile che questa “recensione” di Diario di un socialcomunista si trasformasse in un ricordo e in un ultimo saluto a Cipolla, ma proprio, come è scritto nel sottotitolo al libro, possiamo far tesoro della sua memoria per il futuro.

Pietro Simone Canale

http://www.piolatorre.it/public/art/nicola-cipolla-compagno-di-lotta-di-pio-la-torre-1808/

http://www.cittanuove-corleone.net/2017/08/anna-bucca-presidente-del-cepes-nicola.html?spref=fb

https://ilmanifesto.it/nicola-cipolla-la-tua-vita-come-in-un-film/

https://ilmanifesto.it/i-95-anni-di-nicola-cipolla-un-esempio-per-molte-generazioni/

https://ilmanifesto.it/cipolla-una-perdita-per-il-manifesto/

 


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