RiMS 2020 programme

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The first meeting (26 and 27 November) will discuss the linkage between production and trade across several European regions over an extended timeline. Factors such as technical and technological innovation, and advances in the productive sector will come under analysis as they connected with the development of merchant and commercial networks, and of economic markets. Production and Commerce in Europe, 1100-1550 features Carsten Jahnke (U. Copenhagen) as guest convener and Bas van Bavel (U. Utrecht) as keynote speaker.

Participation, via zoom, is free and does not require registration.

Zoom link for Thursday, 26 November 2020.

Zoom link for Friday, 27 November 2020.

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La costruzione del falso

di Pietro Simone Canale

Dalla “minzogna saracina” del Consiglio d’Egitto ai giorni nostri

La costruzione del falso è un tema molto attuale, specialmente in un momento in cui l’informazione svolge un ruolo delicato nel contrastare il proliferare di fake news legate alla pandemia in corso. L’uso dei canali di comunicazione di massa, che si avvalgono della capillarità e della velocità del web e dell’eco che ne fanno i medi tradizionali, ha permesso la prolificazione delle false notizie e delle post-verità. Ne abbiamo avuto tanti di esempi durante questa emergenza sanitaria, periodo in cui sono balzate su televisione e social network notizie di ogni genere e informazioni che dicevano tutto e il contrario di tutto.

Il problema della falsificazione non è recente, per questo motivo la conoscenza e l’analisi di alcuni fatti del passato sono utili a comprendere i meccanismi della diffusione del falso e dei motivi del suo successo. Nei secoli gli storici hanno affinato strumenti e metodi di critica delle fonti storiche e criteri per smascherare documenti falsi o poco attendibili. Non si può, a tal proposito, non indicare «la gran data […] nella storia dello spirito umano» – come ebbe a dire Marc Bloch nella sua Apologia della storia – del 1681, nella quale furono dati alle stampe i sei libri del De re diplomatica di Jean Mabillon. Pure non va dimentica il celeberrimo Discorso sulla donazione di Costantino di Lorenzo Valla del 1440, ma pubblicato soltanto nel 1517. Continua a leggere

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E Braudel scopre la Fiera di V. Castronovo

Tradotto il secondo volume della trilogia dedicata dallo storico francese al tema ‘Civiltà materiale, economia e capitalismo’

Che cosa avrebbe potuto essere più effimero di una fiera? Agli occhi dell’uomo medievale, la fiera era innanzitutto baraonda, fracasso, festa, musica, gioco, il mondo alla rovescia, disordine, tumulto. Le città che aprivano le porte ai mercanti in certe stagioni dell’anno, secondo un calendario prestabilito, venivano prese d’assalto da una massa di venditori di miscugli miracolosi, indovine, buffoni, prestigiatori, funamboli, prostitute, biscazzieri, teatranti, musici e cantanti girovaghi. Poi, dopo pochi giorni, partiti i forestieri, sgombrati i banchi che avevano esposto ogni ben di Dio, smontate le baracche dai colori sgargianti, tutto tornava come prima, nel guscio chiuso di un’esistenza quotidiana grama e stentata. Continua a leggere

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Lo storico e il falsario di D. Siragusa

Danilo SIRAGUSA, Lo storico e il falsario. Rosario Gregorio e l’arabica impostura (1782-1796), Milano, Franco Angeli, 2019, 461 pp., [Temi di storia].

Il libro di Danilo Siragusa, dottore di ricerca in Storia della società europea in età moderna e cultore della materia presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università degli studi di Torino, ricostruisce il ruolo dello storico siciliano Rosario Gregorio nella vicenda dell’arabica impostura dell’abate Vella. Sebbene si tratti di una vicenda squisitamente settecentesca in cui eruditi si “affrontano” con libelli, lettere e opuscoli per assicurarsi una disputa scientifica su problemi accademici, la storia dell’arabica impostura, uno dei casi più clamorosi di falsificazione storica dell’Europa del XVIII secolo, assume inevitabilmente aspetti e sfumature molto vicini ai nostri giorni. Continua a leggere

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Riflessioni sul nome “Casteldaccia”

di Pietro Simone Canale

L’identità di un luogo si stabilisce prima di tutto col nome. Dare un nome a un oggetto, a una persona, a un concetto o a un luogo significa dare essenza e esistenza. Casteldaccia, località a 15 km da Palermo con 11.000 abitanti circa, ha un’identità chiara e precisa? Sembrerebbe di sì, soprattutto quando bisogna distinguersi dalle realtà viciniori (Casteldaccia e non Altavilla Milicia, Casteldaccia e non Bagheria ad esempio). È bene, per questo motivo, interrogarsi sul nome Casteldaccia, sull’etimologia e sulle ipotesi del suo significato.
È idea comune tra i Casteldaccesi, anche a causa delle sparute, fuorvianti e poco accurate ricerche sulla storia del paese, che il nome sia composto dalla parola accia, ossia «sedano» in siciliano. Tuttavia, la faccenda è ben più complessa e articolata ed è certo che il sedano non c’entri un cavolo! Tralasciando per un attimo la questione “ortofrutticola”, è bene iniziare col dire che il paese ha due nomi: il primo, in lingua italiana, è Casteldaccia, dal primigenio Castel dell’Accia; il secondo, in lingua siciliana, è Castiddazzu. I due toponimi, sebbene siano usati senza alcuna distinzione a seconda che si parli in italiano o in dialetto, hanno due significati e due origini differenti e non collegati tra loro. Continua a leggere

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Giudici e corsari nel Mediterraneo di R. L. Foti

Rita Loredana FOTI, Giudici e corsari nel Mediterraneo. Il Tribunale delle prede di Sicilia 1808-1813, Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2016, 314 pp., (Passaggi di tempo. Saggi di storia moderna e contemporanea, 2), ISBN 9788896251614.

Il Mediterraneo, da sempre spazio che unisce e non divide ma che non tollera dominium, è nel Settecento coinvolto pienamente nel processo di costruzione degli spazi politici che vedono protagonisti gli stati rivieraschi. Il sovrapporsi di diritto comune, diritto internazionale da una parte e regolamentazione e controllo dei mari dall’altra, fa sì che la corsa rimanga una questione molto controversa per gli stati, che ne fanno strumento di guerra e di commercio alternativo.
Il libro di Rita Loredana Foti, dottore di ricerca in Storia moderna e assegnista di Storia economica, nonché docente di Storia sociale del mondo moderno all’Università di Palermo, prende posto all’interno dell’interessante dibattito sulla costruzione degli spazi politici tra Settecento e Ottocento attraverso lo studio della corsa e del Tribunale delle prede di Sicilia, specifica magistratura che ebbe l’incarico «di decidere della legittimità delle prede fatte dai corsari di Sua Maestà siciliana». Nello specifico viene ricostruita la vicenda del Tribunale, la quale risulta essere utile a comprendere peculiari aspetti della delicata situazione politica internazionale del Regno di Sicilia negli anni dell’occupazione francese del Regno di Napoli e del decennio inglese nell’isola. A dare maggior valore al saggio è la scarsità di studi finora condotti sul caso siciliano. Continua a leggere

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Journée d’étude – Les dispositifs de formation professionnelle au Moyen Âge et à l’époque moderne

Si terrà mercoledì 3 luglio 2019 a Parigi, presso la Salle Lombard dell’École des hautes études en sciences sociales una giornata internazionale di studio organizzata da François Rivière (Labex HaStec – LaMOP) e Mathieu Marraud (CNRS – CRH), Les dispositifs de formation professionnelle au Moyen Âge et à l’époque moderne, sul tema della formazione professionale nelle società “preindustriali”, la quale non si limita agli accordi di apprendimento istituzionale associati alle attività artigianali urbane e alle corporazioni, ma che va anche oltre le forme contrattuali che sono spesso evanescenti in una cronologia che risale al Medioevo. La giornata di studio si propone l’obiettivo di giungere a una nozione di “formazione professionale” che preveda sia l’acquisizione di gesti e tecniche del mestiere, ma anche di una cultura comune. Questa ampia griglia di lettura richiede il confronto di casi studio che riguardano artigiani, artisti o mercanti, in Occidente o nell’impero ottomano. Verranno messi in discussione i ruoli sociali dei formatori, degli apprendisti e del loro entourage, nonché le modalità di conoscenza delle relazioni formative e, ove possibile, il contenuto delle conoscenze e del know-how trasmessi.

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La formation professionnelle dans les sociétés « préindustrielles » ne se limite pas aux dispositifs institutionnels d’apprentissage associés à des activités artisanales urbaines et aux corporations. Elle dépasse aussi des formes contractuelles souvent évanescentes dans une chronologie qui remonte au Moyen Âge. On propose ici de s’appuyer sur la notion de professionnalisation pour étudier une « formation professionnelle » qui prévoit l’acquisition des gestes et des techniques du métier, mais aussi d’une culture commune. Cette grille de lecture large appelle la comparaison d’études de cas qui concernent artisans, artistes ou marchands, en Occident ou dans l’empire ottoman. Les rôles sociaux des formateurs, des apprentis et de leur entourage seront interrogés, ainsi que les modalités de connaissance des relations formatives, et, lorsque c’est possible, le contenu des savoirs et savoir-faire transmis.

Formation Professionnelle affi

Programme :

9h Accueil

9h15-9h45

Mathieu Marraud, CNRS, CRH et François Rivière, Labex HaStec, LaMOP, Mot d’accueil et introduction

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Le guerre d’Italia di M. Pellegrini

Marco PELLEGRINI, Le guerre d’Italia (1494-1559), Il Mulino, Bologna 2017, 258 pp., (Le vie della civiltà), ISBN 978-88-15-27270-6.

La storia politica italiana dal Medioevo ad oggi sembra assomigliare tanto a una di quelle serie televisive americane, che vanno in onda per tante stagioni. La caratteristica di queste è quella di catturare l’attenzione e occupare la scena internazionale per intensi periodi, alternati a periodi di disinteresse, in cui il pubblico fidelizzato ed esigente pretende la sua parte rassicurante e i cliché già sperimentati, mentre attori e protagonisti che hanno ottenuto un riconoscimento della critica e dal pubblico, sono costretti ad eclissarsi, salvo poi infiammare il pubblico con brevi ed emozionanti apparizioni o cammei. Tuttavia, la narrazione, gli espedienti narrativi e la struttura degli episodi non mutano se non nei nomi dei protagonisti, nelle nuove tecniche, negli scenari. La politica è quindi il buono sceneggiatore, più che l’azione. Continua a leggere

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Assedio della storia e classi dirigenti di C. Sonetti

C’è stato neppure troppo tempo fa un ministro della Pubblica istruzione, certo Luigi Berlinguer, che propose una riforma della scuola dove uno dei cardini era lo studio del Novecento, in ogni ordine e grado del curricolo, perché gli studenti dovevano essere più consapevoli del mondo che li circondava quando arrivavano al termine di un ciclo scolastico. Studiare più Novecento voleva dire rafforzare la disciplina della storia e non solo di quella, voleva dire porre l’accento su quel secolo che fu definito, non a caso, il “secolo del lavoro”. Una proposta che cercava nei fatti di costruire una scuola meno classista di quella che avevamo. Continua a leggere

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La conquista della meteorologia di P. Moore

Peter MOORE, La conquista della meteorologia. I pionieri che seppero guardare al futuro, trad. it. Stefano Spila, Roma, Nutrimenti, 2018, 527 pp., ill., (Igloo, 71), ISBN 978-88-6594-568-1.

Il libro di Peter Moore, giornalista e docente di scrittura creativa a Oxford e alla City University of London, è un’interessante e avventurosa spedizione alla scoperta dei pionieri della meteorologia. Pubblicato nel Regno Unito nel 2015 da Farrar Straus & Giroux, il volume arriva in Italia nel 2018 per i tipi di Nutrimenti, casa editrice romana indipendente nota per le sue pubblicazioni di saggistica, narrativa, di racconti di mare e di vela.
La conquista della meteorologia racconta la nascita della meteorologia moderna attraverso le vite degli uomini che dedicarono all’osservazione del cielo, all’ascolto del vento e alla contemplazione quasi mistica della formazione della rugiada, i loro sforzi, le loro energie e le loro finanze, non sempre con il meritato riconoscimento. Continua a leggere

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