Manfredi ALBERTI, La ‘scoperta’ dei disoccupati. Alle origini dell’indagine statistica sulla disoccupazione nell’Italia liberale (1893-1915), Firenze, University Press, 2013, 286 pp., ISBN 978-88-6655-450-9.
Il recente riemergere della disoccupazione di massa e l’aumento della precarietà del lavoro rendono d’interessante attualità il libro di Manfredi Alberti. Frutto del lavoro svolto nei tre anni del dottorato, La ‘scoperta’ dei disoccupati ha ricevuto il Premio «Tesi di dottorato» di Firenze University Press, con il quale ha ottenuto la versione editoriale.
Gli effetti della crisi globale sembrano minare l’avanzata incontrastata delle politiche neoliberiste la fiducia nelle virtù del mercato autoregolato. Ciò induce gli storici, ma non solo essi, a interrogarsi criticamente sul fenomeno della disoccupazione e della sua vicenda storica. Oggi più che mai risulta evidente trovare una chiave interpretativa, mentre sembrano mancare le soluzioni della politica.
In questo libro la necessità di fare un confronto tra il presente e il passato, porta l’autore a impostare in una prospettiva diacronica il problema della disoccupazione, partendo proprio dal momento in cui nascono le prime indagini statistiche. A tale scopo Alberti non manca di esaminare gli strumenti conoscitivi mediante i quali i contemporanei si appropriano del fenomeno per comprenderlo e per fronteggiarlo.
Il passaggio fondamentale dello studio di Alberti è però quello di superare la contraddizione che deriverebbe dallo studio dei dati statistici in quanto informazioni sul fenomeno ‘in sé’ descritto dalla fonte nella sua ‘oggettività’, e dalle ideologie e le forme di rappresentazione del mondo attraverso la rappresentazione statistica. Contraddizione che può essere superata ricorrendo a una prospettiva dialettica e marxista, capace di cogliere l’interazione fra l’oggetto e il soggetto.
E su queste premesse il lavoro di Alberti indaga la ‘nascita’, o se vogliamo la ‘scoperta’ della figura del lavoratore «disoccupato», limitando tuttavia l’indagine all’Italia tra la fine dell’Ottocento e l’età giolittiana. E con più precisione l’autore circoscrive il suo studio tra due date bene precise: il 1893, anno della nascita della Società Umanitaria di Milano, ente filantropico che diede un importante contributo nello sviluppo delle indagini statistiche sulla disoccupazione, e il 1915, anno dell’entrata in guerra dell’Italia, in cui s’impongono mutamenti radicali nell’organizzazione del mercato del lavoro e nelle forme di tutela dei disoccupati.
Pur analizzando a fondo la realtà italiana, l’autore cerca continuamente di dare uno sguardo comparativo con le esperienze degli altri Stati occidentali, dove le caratteristiche sono simili, soprattutto considerando il fenomeno della disoccupazione come problema sociale e non solo come prodotto della struttura economica.
Il libro si divide in tre parti. La prima, Questioni di metodo (pp. 19-62), affronta la questione della disoccupazione dal punto di vista metodologico, in cui Alberti espone una proposta interpretativa che recupera la lettura storico-materialistica dei processi sociali, e sotto il profilo storiografico, non trascurando la storia del lavoro e del movimento operaio.
La seconda, La ‘scoperta’ della disoccupazione (pp. 63-171), analizza la disoccupazione e della nascita del dibattito teorico e politico sulla disoccupazione.
Nella terza parte, Le prime fonti statistiche sulla disoccupazione (pp. 173-261), sono prese in esami le prime indagini statistiche sul fenomeno dei disoccupati, tra le quali quelle statistiche ufficiali come i censimenti. Seguono le Conclusioni (pp. 263-265), e la sezione dedicata alle Fonti e bibliografia (pp. 267-286). Il libro si presenta come fondamentale contributo alla storia della statistica, qualificandosi nello stesso tempo come importante per gli studi di storia del lavoro.
Pietro Simone Canale
