Wakil

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Wakil: Il Mediterraneo musulmano conobbe parecchie importanti istituzioni che ridussero il bisogno di diaspore commerciali. Una di queste fu l’istituto del wakil al-tujjar, che funse da rappresentante legale dei mercanti stranieri, pressappoco come avrebbe fatto un agente inglese nel XVI secolo e in seguito. Al Cairo, se un mercante straniero aveva bisogno di riscuotere un credito, poteva ricorrere all’aiuto di un wakil. Mentre un mercante-viaggiatore doveva spesso immagazzinare le sue merci nel caravanserraglio dove alloggiava – oppure trovare un amico abbastanza fidato cui affidarle –, il wakil immagazzinava le merci non accompagnate nella sua casa di rappresentanza. Se il proprietario inviava ordini da lontano, il wakil poteva mettere all’asta le merci indicate e fargli pervenire il ricavato. Gli strumenti bancari erano ben sviluppati, sicché il denaro poteva essere facilmente trasferito senza dover spostare necessariamente moneta metallica da una località all’altra, anche se il wakil per queste questioni si rivolgeva a banchieri di professione. Qualche wakil possedeva anche e gestiva fondaci o case d’alloggio per mercanti stranieri, richiamando le funzioni combinate dell’albergatore-mediatore dell’Africa occidentale. Anche il modo per diventare wakil di professione era simile al modo Hausa per diventare maigida. Il candidato ideale cominciava di solito come mercante all’estero, che poi, una volta affermatosi al Cairo, accumulava influenza e reputazione da impiegare (a pagamento) al servizio di altri. Sebbene in passato un wakil possa aver servito soprattutto mercanti della propria nazionalità, il wakil cairota di questo periodo era libero di servire tutti coloro che arrivavano in città. Il wakil che emerge dai documenti della genizà può, tuttavia, rappresentare il residuo di una diaspora commerciale ormai estinta (P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, p. 118).

 

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