Violenza

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Violenza: «un esercizio di forza fisica tale da infliggere una ferita o un danno a persona o proprietà» (Cultures of Violence, Interpersonal Violence in Historical Perspective, a cura di Stuart Carroll, Basingstoke-New York, Palgrave Macmillan, 2007, p. 8). Se l’offesa intenzionale portata all’integrità fisica del corpo umano è comune a molte altre definizioni, […] gli atti di violenza non sono mai «delle cose in sé», ma azioni che solo a seconda dei contesti culturali e a seconda dei tempi, vengono giudicate intollerabili o meno. Prima di essere un gesto concreto, la violenza è quindi fatta di pensieri e di rappresentazioni collettive; è il modo in cui le persone, e prima ancora le istituzioni di potere, fissano il limite tra comportamenti legittimi e altri che suscitano disapprovazione o condanna. […] In molte lingue europee, la parola «violenza» ha una radice comune nel sostantivo latino vis che significa forza, potenza, vigore (in inglese traducibile con force) ma anche ostilità e prepotenza, qualcosa di opposto all’ordine naturale delle cose. Dunque, esercitare violenza può essere di solito lecito, ma spesso implica usare la forza «contro qualcosa o qualcuno, allo scopo di costringerlo, di negare la sua autonomia, la sua integrità fisica o morale. Il doppio significato è espresso nel termine tedesco Gewalt, derivante dal verbo walten (e a sua volta dall’indogermanico val) che sta genericamente per «possedere la forza» o «disporre di qualche cosa». A partire dal medioevo, troviamo il concetto di Gewalt impiegato per tradurre il termine latino potestas (l’inglese power, il francese pouvoir o il tedesco Macht) nel senso di potere legittimo. Affidata a un signore territoriale, che la esercita su delega dell’imperatore, la Gewalt è quindi sinonimo di autorità pubblica alla quale occorre sempre obbedire. Non sempre però la violenza, come ricorda l’accezione originaria di vis, si esercita in modo corretto; ed ecco che nel tardo medioevo poco a poco Gewalt tende a indicare azioni ostili o illegittime, mentre il polo positivo della potestas pubblica è occupato dal sostantivo Macht (o Herrschaft nel senso di autorità pubblica). Non si raggiunge mai, in realtà, una divisione di significati netta: ancora nel 1735, una nota enciclopedia tedesca attribuisce alla voce Gewalt sia il significato di potere legittimo, sia quello antitetico di azione lesiva dell’integrità fisica delle persone allo scopo di ottenere qualcosa. D’altronde, se torniamo per un attimo al latino vis, ci accorgiamo che questa polarità esisteva fin dall’inizio. Il diritto romano aveva separato la violenza in due forme tipiche: una vis publica, corrispondente all’esercizio ingiusto della forza tramite le armi, e una vis privata, fatta di minacce o gesti ostili verso le persone ma senza armi (M. Bellabarba, Violenza e guerra, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 129-130).

 

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