Vessillo

– V –

Vessillo: L’obbligo imposto alle navi di inalberare la bandiera “nazionale” è registrato nei numerosi dipinti di marine o di battaglie navali: il vessillo serviva di solito come semplice segno identificativo delle imbarcazioni, lasciando supporre che vascelli, equipaggi e carichi avessero una sola e medesima “nazionalità”. Definendo la nave «come una cittadina che è sempre sotto l’autorità del suo principe, ovunque essa si trovi»,[1] i giuristi del XVII secolo assegnavano alla bandiera una dimensione supplementare, ovvero quella di strumento della (micro-)territorializzazione della nave quale sovranità galleggiante. Le liti intorno alle frodi marittime, vere o presunte, assumevano allora una dimensione giurisdizionale: era questa, per esempio, la posta in gioco nel “diritto di visita” sulle navi straniere, percepita sempre più spesso come un insulto, una violazione della sovranità degli Stati.[2] Questa inflessione della funzione della bandiera non si giocò solo sui mari. I consolati si distinguevano nello spazio urbano issando il vessillo sul tetto, o facendo sventolare la bandiera dal balcone, o collocando lo stemma sulla facciata: l’ostentazione dei simboli della sovranità straniera non si limitava affatto a indicare pubblicamente la qualità di questi edifici, serviva anche a designarli come altrettanti micro-territori sottratti (almeno parzialmente) alla giurisdizione dei poteri locali[3] (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, pp. 39-40; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).

[1] La frase è tratta da un Traitéd es prises del segretario generale della Marina Jean-Baptiste-Henri du Trousset de Valincour (1653-1730) riprodotto in Sue, Histoire de la Marine française, pp. 40-52 (la cit. a p. 41).

[2] G. Calafat, Une mer jalousée. Contribution à l’histoire de la souveraineté (Mediterranée, XVIIe siècle), Paris, Seuil, 2019 pp. 336-337.

[3] M. Grenet, La Maison consulaire. Tentative d’épuisement d’un espace complexe, in La Maison consulaire. Espaces, fonctions et usagers, XVIe-XXIe siècle, a cura di Mathieu Grenet, Aix-en-Provence, Presses Universitaires de Provence, 2021, pp. 28-31.

 

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