Vassalli/vassi/vassallaggio

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Vassalli/vassi/vassallaggio: La creazione di clientele armate è vista come soluzione all’instabilità che caratterizza la prima fase dello stanziamento franco in Gallia: per indicare chi entra in una clientela ha fortuna il termine latino vassus, di origine celtica, che inizialmente significa ragazzo, servitore. In queste clientele convergono la tradizione romana dei guerrieri privati (buccellarii; buccella è la galletta) al servizio di personaggi importanti e quella germanica del comitatus, vale a dire dei guerrieri liberi – ricordati da Tacito – che volontariamente combattono per un capo. L’accomandazione è l’atto con cui si entra nella clientela di altro uomo ed è in sostanza un contratto di carattere generale. Sono pronunciate formule che definiscono gli impegni reciproci: da una parte fedeltà e dall’altra mantenimento, presso il potente o con beni da questo assegnati, di solito terre. Spesso sono uomini liberi che chiedono protezione ad altri liberi, mantenendo la loro libertà nella dipendenza: sono gli ingenui in obsequio, i gasindi del mondo longobardo. Tra gli ingenui in obsequio in età merovingia sono importanti gli antrustioni, al diretto servizio del solo re e, in quanto guerrieri d’élite, protetti da una speciale normativa e aiutati a innalzarsi socialmente. I primi carolingi e soprattutto Carlomagno sanno accrescere il numero dei loro vassalli (che possono avere propri vassalli, cioè retrovassalli). Questo tipo di legame si diffonde in tutto il ceto dei potenti, favorendo l’ascesa sociale dei vassalli. Proprio Carlomagno rende una pratica normale l’unione del vassallaggio con il beneficio (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 708).

Vedi anche Rapporto vassallatico-beneficiario.

 

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