Tratta

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Tratta: Il sistema della concessione delle tratte, cioè dei permessi di esportazione legati alla riscossione della tassa sull’esportazione, la tratta appunto, dipendeva in ultima istanza proprio dal viceré. Le tratte venivano, nei periodi di sufficienti raccolti, “aperte” due volte l’anno, a gennaio, in base alle informazioni sulle giacenze del passato raccolto, e in maggio, in base alle previsioni di quello futuro. Le Università siciliane dovevano per quel tempo dichiarare (fare rivelo) alla Giunta dei tre ministri della tratta, composta dal Presidente, dal Maestro Razionale e dall’Avvocato fiscale del Tribunale del Real Patrimonio, tanto la quantità di grano necessario al consumo annuale, quanto l’ammontare del frumento prodotto nel loro territorio. In base a queste informazioni e alla relazioni fornitegli dai Viceportulani, relative alla giacenze di frumento nei vari caricatori, il Viceré decideva se dare corso alle domande di concessione di tratta avanzate dai diversi mercanti. In caso positivo, egli rimetteva le “suppliche” alla Giunta dei tre ministri, i quali, dopo averle esaminate, le trasmettevano a loro volta al Maestro Portulano che spediva ai diversi Viceportulani i permessi di estrazione per la concessione delle tratte ai singoli, previo il pagamento dei diritti di tratta, che nella seconda metà del Settecento erano fissati a 1,30 tarì a salma. Un gioco complesso di mediazione di interessi, quindi, all’interno dei quali i tanti livelli della rappresentanza e della compensazione finivano spesso per moltiplicare, piuttosto che controllare, le possibili connivenze, le tante cordate, i mille privilegi, coinvolgendo in questo complicato meccanismo una grade quantità di attori sociali, che traevano da esso prestigio e arricchimento. Un gioco, all’interno del quale il Viceré, insieme col Maestro Portulano, giocava un ruolo fondamentale, depositario ultima di una mere tanto preziosa, quanto rara, quali le informazioni sulle quantità e sui prezzi del grano, arbitro sia della decisione, delicata, della apertura o della chiusura delle tratte da cui dipendeva il livello dei prezzi del grano e il gettito fiscale da esse derivante alle casse reali, sia della promozione e del favore di questo o di quel mercante, in un difficile equilibrio tra vantaggi ed equità, tra conquista del consenso e pace sociale (S. Laudani, «Quegli strani accadimenti». La rivolta palermitana del 1773, Roma, Viella, 2005, pp. 60-62).

 

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