Teoria dello sviluppo

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Teoria dello sviluppo: Sul finire degli anni Cinquanta, la sfida economica e politica che l’affermarsi del Terzo Mondo poneva all’Occidente stimolò l’elaborazione di modelli storici ed economici che ipotizzavano un’unica forma ideale di organizzazione della società moderna. Ricalcati sull’esperienza delle nazioni occidentali, e in particolare degli Usa, essi partivano dall’assunto che lo sviluppo economico progredisse sempre lungo un percorso sostanzialmente invariabile, scandito da tappe scientificamente discernibili. Le società agrarie del Sud del mondo potevano quindi venire indirizzate verso un modello di industrializzazione (e insieme di democratizzazione e modernizzazione) che le elevasse da uno stato di sottosviluppo a condizioni sempre più simili a quelle dell’Occidente più sviluppato. Queste teorie, palesemente funzionali alle esigenze strategiche dell’Occidente nella guerra fredda, proponevano quindi per i paesi del Terzo Mondo un percorso evolutivo che evitasse sia il radicalismo rivoluzionario sia le strategie nazionalistiche di isolamento dal sistema internazionale di mercato: era infatti proprio la piena adesione ad esso, nel rispetto delle sue regole, che si voleva additare come fattore essenziale per la fuoriuscita dal sottosviluppo (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 654).

 

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