Tempo libero: La nozione di tempo libero presuppone quella di tempo di lavoro: essa va nettamente distinta da tutte le dimensioni di forzata inattività, dalla disoccupazione o dalla malattia al collocamento in pensione. Fino a pochi anni fa, la quota di tempo libero concessa al lavoratore nell’ambito del processo produttivo era tendenzialmente minima all’interno dei paesi a capitalismo avanzato (e praticamente nulla nell’ambito dei sistemi economici sottosviluppati o in via di sviluppo, quelli nei quali la produzione serve a soddisfare a mala pena la sussistenza); superata, sia pure a fatica, la dimensione del tempo di riposo come spazio strettamente indispensabile al ripristino della capacità fisica di svolgimento della mansione, il tempo libero vero e proprio, nell’ambito del ciclo produttivo tayloristico, era concepito non solo come spazio funzionale all’incremento di efficienza del lavoratore ma anche come segmento di vita nel quale il lavoratore esercita la sua funzione di consumatore. In questi ultimi anni, sempre nei paesi di punta del capitalismo, la rivoluzione tecnologica, l’introduzione massiccia di metodologie informatiche ad alto tasso di automatizzazione e la crisi del modello industriale classico hanno determinato, fra l’altro anche un radicale rinnovamento della nozione di tempo libero: il tempo e il numero di addetti necessari per la produzione della stessa quantità di merce si è cioè radicalmente ridotto e ciò, oltre a incrementare fortemente i tassi medi di disoccupazione, fa del tempo libero uno spazio da definire in forme largamente inedite. In realtà nella società post-industriale non assistiamo, semplicemente, alla diversa distribuzione di tempo libero e di tempo di lavoro, ma al cambiamento sostanziale dell’idea stessa del lavoro e della sua centralità nella vita umana (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, pp. 653-654).