Sovranità: La nozione di sovranità fu coniata dal filosofo e giurista francese Jean Bodin (De la Republique, 1576): venne definito sovrano il potere politico supremo nell’ambito di un ordinamento, legittimato dunque a essere esercitato nei confronti di tutti coloro che fanno parte di quello stesso ordinamento e abitano il suo territorio. Non solo: il potere sovrano è tale se non è subordinato ad altri poteri superiori, e può confrontarsi su un piano di parità con altri poteri sovrani. Questa dimensione di sovranità, più o meno quella che connota la natura dei cosiddetti stati moderni, trova nei secoli medievali numerosi riscontri, all’interno tuttavia di una cornice complessiva che prevedeva la presenza di autorità universali. Il medioevo eredita infatti dal mondo romano tardoantico l’idea del necessario dominio mondiale (o universale) di un’autorità suprema, sia essa un’autorità squisitamente politica, l’impero (in ideale continuità con la grande istituzione romana, una continuità effettiva nell’Oriente bizantino), o un’autorità religiosa e morale, il papato, come vertice della Chiesa cattolica. All’idea e al mito dell’autorità universale non corrispondevano entità politiche capaci effettivamente di esercitare un governo mondiale (sia pure solo nell’ambito dell’Occidente cattolico); il governo effettivo era esercitato da poteri territoriali (di consistenza variabile a seconda dei tempi), che accettavano tuttavia la preminenza teorica dei poteri universali. È a partire del tardo XIII secolo che nel pensiero giuridico e filosofico e nel vivo della competizione politica emerge l’idea dell’autonomia di alcuni poteri politici, rispetto all’autorità universale. Per esempio, per la corono siciliana e per quella francese nel tardo Duecento, e per le città-stato italiane nella prima metà del Trecento, fu elaborata una dottrina che, prevedendo sempre la presenza dell’imperatore e l’inalterato prestigio del pontefice, riconosceva tuttavia in quei poteri, una corona o una civitas, una pienezza di prerogative tale da farne poteri analoghi a quello imperiale, all’interno dei confini degli ordinamenti loro soggetti. La moderna dimensione della sovranità nasce appunto allorché, rifiutata, anche dal punto di vista ideale, l’idea del governo universale, fu possibile concepire l’assenza di derivazione, il carattere originario, di poteri fin lì immaginati come particolari (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 707).