Socialismo

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Socialismo: Contrario al liberismo economico ed all’individualismo politico, il socialismo attribuisce la massima priorità al benessere del corpo sociale ed all’uguaglianza di tutti i membri al suo interno. Sul piano economico questo comporta la scomparsa, completa o quasi, della proprietà privata e l’introduzione di forme collettive di gestione della produzione. Elaborata fina dai primi decenni dell’Ottocento da pensatori francesi ed inglesi, l’ideologia socialista trovò compiuta sistemazione nelle riflessioni congiunte di K. Marx e F. Engels. Secondo Marx l’elemento chiave del divenire storico è dato dallo scontro fra le classi il cui esito è necessariamente ad opera del gruppo sociale subordinato. Negli anni del capitalismo produttivo di metà Ottocento, la classe dominante era la borghesia, destinata, secondo Marx, ad essere rovesciata da un nuovo assetto economico e politico fondato sulla classe fino a quel momento oppressa, ossia il proletariato. La dittatura del proletariato sarebbe stata tuttavia diversa dagli altri predomini di classe, poiché per la prima volta sarebbe andata al potere non una minoranza bensì la larghissima maggioranza della popolazione. Il socialismo, che nel corso dell’Ottocento vide sorgere i primi partiti politici legati alle teorie marxiste ed un fitto dibattito sulle tattiche da seguire per il rivolgimento delle strutture borghesi, compì una notevole svolta in senso rivoluzionario in seguito alla presa del potere da parte dei comunisti in Russia nel 1917. Base ideologica della Rivoluzione russa fu la rielaborazione del pensiero marxista operata da Lenin, secondo cui la sola via praticabile per la piena realizzazione della società senza classi era la rivoluzione. Il Partito comunista doveva, pertanto, essere un partito compatto, di avanguardie ideologizzate e rigidamente disciplinate col compito di guidare la rivoluzione contro la democrazia «borghese» e gestire la fase intermedia della dittatura del proletariato, fino tanto che non si fosse creata una società  senza classi e la dittatura divenisse superflua. Sulla base del marxismo-leninismo, il comunismo russo finì per dar vita ad un apparato autoritario e dittatoriale dominato dal partito unico. Nei vent’anni compresi fra i due conflitti mondiali, il modello del comunismo leninista si diffuse in tutta Europa e sorsero numerosi partiti legati all’organizzazione internazionale del comunismo – la Terza Internazionale. Dopo il 1945 non solo sorsero nell’Europa orientale delle «democrazie popolari» sul modello del regime sovietico, come effetto della spartizione del mondo in blocchi contrapposti, ma il modello comunista cominciò ad imporsi anche al di fuori d’Europa, nei paesi che stavano uscendo dal processo di decolonizzazione ed in Cina. Parallelamente, nell’Europa occidentale, il socialismo concludeva la sua lunga parabola di avvicinamento alle strutture della liberaldemocrazia ed i partiti socialisti, abbandonando la pregiudiziale di una democrazia «alternativa» a quella rappresentativa, contribuirono notevolmente alla costruzione del nuovo welfare state (Cesure e tornanti della storia contemporanea, a cura di Paolo Pombeni, con la collaborazione di Marzia Maccaferri, Bologna, Il Mulino, 2005, pp. 28-29).

Socialismo: Con il termine Socialismo si sono indicate per lungo tempo le dottrine e i movimenti che hanno sostenuto e perseguito l’eguaglianza sociale ed economica, da raggiungersi per via rivoluzionaria, mediante l’abolizione della proprietà privata, il superamento della divisione della società in classi e l’eliminazione dello Stato. Oggi, nei paesi dell’Occidente, il termine ha perso, con l’abbandono del mito rivoluzionario, buona parte di questi riferimenti ed ha assunto un’accezione più generica; socialisti (o socialdemocratici) sono detti quei movimenti e quei partiti che sostengono politiche sociali di ridistribuzione del reddito. La parola è stata coniata ed ha cominciato a diffondersi non prima degli anni Venti e Trenta dell’Ottocento in Inghilterra e in Francia, con un significato polemico, di contrapposizione al sistema dei valori borghesi: all’individualismo e alle teorie liberiste dell’economia di mercato, con connessa giustificazione dell’appropriazione privata degli utili, vennero opposti l’egualitarismo e la solidarietà, nonché progetti di socializzazione dei mezzi di produzione, mediante i quali attuare la riappropriazione del valore economico prodotto dai lavoratori. Il Socialismo è inconcepibile senza riferirsi alla rivoluzione industriale e alla rivoluzione francese. La prima ha favorito l’affermazione del capitalismo come modo di produzione dominante, ha sconvolto gli assetti societari tradizionali ed ha sottoposto a brutale sfruttamento la forza-lavoro; per questo verso, il Socialismo è nato come ideologia che rivendica i diritti della classe operaia e si propone l’obiettivo dell’eliminazione definitiva dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La seconda ha segnato il definitivo decollo della politica come programma, convalidando l’idea che la storia è opera di soggetti umani liberi, capaci di progettare il loro futuro. Nei suoi due secoli di storia il Socialismo ha assunto una molteplicità di volti e si è diviso in correnti e partiti, spesso in polemica tra loro. È ormai consolidato l’uso, affermatosi con Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895), di definire «utopistico» il primo Socialismo, quello, in particolare, di Claude-Henri de Saint-Simon (1760-1825), Robert Owen (1771-1858) e Charles Fourier (1772-1837). Nel Manifesto (1848) Marx ed Engels mostrano apprezzamento per questi pensatori («vedono l’antagonismo delle classi ed anche l’efficacia degli elementi dissolventi nel seno della stessa società dominante»), che però criticano perché «non vedono nessuna attività storica autonoma da parte del proletariato». Ad essi, così come ad altri teorici del primo Ottocento, tra i quali Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) e Louis Blanc (1811-1882), Marx ed Engels opposero il loro Socialismo «scientifico», definito tale perché presumeva di offrire una lettura più approfondita del modo di produzione capitalistico, perché adottava senza riserve un’impostazione classista, attribuendo al proletariato un ruolo centrale nel progetto di emancipazione, e perché impostava, contro i progetti di transizione pacifica al Socialismo, una strategia rivoluzionaria, che del resto da qualche tempo Louis-Auguste Blanqui (1805-1881) , a sua volta erede delle posizioni di Gracco Babeuf (1760-1797), andava propagando. Ed è proprio per marcare la differenza rispetto agli altri Socialismi che Marx ed Engels adottarono il termine comunismo, che ai primi del Novecento Lenin rilancerà in polemica con la socialdemocrazia. A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento, molti partiti di ispirazione socialista si sono chiamati socialdemocratici per distinguersi dalle posizioni anarchiche, a differenza delle quali accettavano le istituzioni e le regola della democrazia parlamentare. Col tempo l’adesione alle pratiche della democrazia si venne consolidando, tanto da indurre buona parte del movimento socialista ad abbandonare le primitive posizioni rivoluzionarie e ad accettare senza riserve il riformismo. Questo Socialismo si venne scontrando, soprattutto dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Russia (1917), con il movimento comunista, che rivendicava il titolo di interprete autentico del marxismo. La crisi del comunismo internazionale, iniziata, quanto meno, negli anni Sessanta del Novecento, e il suo definitivo crollo (1989), non hanno granché avvantaggiato il Socialismo, che in questi ultimi anni si trova a dover fare anch’esso i conti con un forte rilancio del liberalismo e delle teorie del libero mercato, con la crisi dello stato sociale, con una disoccupazione crescente nei paesi industriali avanzati, con la caduta di molte illusioni sull’efficacia delle socializzazioni e delle nazionalizzazioni, con il tramonto delle ideologie. Molti parti socialdemocratici europei rimangono forti, ma restano in attesa di una rifondazione teorica e di un rilancio strategico. Nel linguaggio politico corrente l’espressione Socialismo reale fa riferimento alla situazione che è stata propria dei paesi comunisti dell’Est europea, Unione Sovietica in primo luogo; l’espressione è polemica perché allude allo scarto tra i progetti e le speranze create dal Socialismo da una parte e le concrete realizzazioni storiche dall’altra (Dizionario di Filosofia, a cura di P. Rossi, Milano, La Nuova Italia, 2004, pp. 444-445).

 

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