Signoria fondiaria

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Signoria fondiaria: è un altro dei poteri secondari nelle società di antico regime, ben più importante e potente del villaggio. Nell’Europa nord-occidentale fu uno dei pilastri della vita nelle campagne almeno nei secoli dal IX fino alla rivoluzione francese. Condizionò a lungo le vicende dell’economia contadina. La sua forza maggiore, in termini di potere politico, si colloca fra il IX e il XIII secolo. La sua potenza economica fu assai più durevole. […] Nelle campagne di antico regime la signoria fondiaria è rappresentata dal castello, dalla villa o dal palazzo. Questa dimora del signore è il centro della signoria. Ogni contadino può osservarla a qualche distanza dal villaggio, su un’altura, o ai margini del bosco, o circondata da un parco ampio. Si tratta di una costruzione architettonica che per imponenza si distingue dalle altre abitazioni modeste e raggruppate come sono intorno alla chiesa. Il signore può viverci tutto l’anno, dividendo il suo tempo fra la caccia, il controllo delle sue proprietà e la vita di società. Dal Cinquecento in poi, sempre più spesso la dimora rurale del signore si trasforma in una residenza estiva. Tutto il resto dell’anno egli vive con la sua famiglia vicino alla corte, nel palazzo che si è fatto costruire nelle più eleganti strade di Parigi, in quelle di Londra o in altre capitali e città. Per lui, un rappresentante abita di continuo nel villaggio e riscuote le rendite delle terre che vi possiede. La signoria fondiaria riunisce elementi di carattere economico e politico: è allo stesso tempo fondamento di ricchezza e di potere.[1] La si potrebbe definire come un’area territoriale sulla quale ereditariamente i membri di una certa famiglia, che spesso sono i maggiori proprietari della zona, esercitano poteri sulle persone che vi abitano. Il signore è, dunque, non solo un proprietario terriero in una certa zona, ma è anche un capo cui i dipendenti devono obbedienza e rispetto. Di solito, ma non sempre, il signore appartiene, insieme con i membri della sua famiglia, a un gruppo sociale limitatissimo, la nobiltà: a seconda delle zone, in Europa occidentale, l’1-3 per cento della popolazione. Gli appartenenti a questo gruppo si distinguono soprattutto per due elementi fondamentali: il possesso di ampi beni terrieri e il godimento di privilegi. Per quanto concerne le proprietà fondiarie basta soltanto ricordare che i nobili erano quasi sempre i maggiori proprietari: detenevano in molti casi il 30-50 per cento della proprietà fondiaria di una regione. I privilegi che li distinguevano erano di carattere sociale (come la presenza a corte), di carattere politico (come il controllo di importanti cariche pubbliche), di carattere giuridico (come la possibilità di essere giudicati dai propri pari e di poter ricevere pene più miti) e di carattere fiscale (come l’esenzione da determinate tasse). […] le due funzioni che il signore svolge, politica ed economica, possono non coincidere in termini geografici, nel senso che il signore può non esercitare poteri sui contadini che lavorano le sue terre. Può però esercitarne su contadini che coltivano le terre di altri proprietari o le loro. Da queste due funzioni si dipartono due fonti principali di entrata: una è quella terriera e l’altra quella signorile. Per un nobile il grosso delle entrate proveniva dai possedimenti fondiari. Si trattava di beni che la sua famiglia poteva possedere da generazioni e che i rapporti matrimoniali, il gioco delle eredità, la larghezza delle spese potevano talora accrescere e talaltra indebolire di molto. Non erano rari i casi, […], in cui del declino di antiche famiglie avevano saputo approfittare i ricchi borghesi o i fittavoli della zona, i quali erano subentrati nel titolo e nei beni degli antichi signori.[2] Questi patrimoni fondiari nobiliari erano tutt’altro che compatti. Essi si trovavano in regioni anche molto lontane l’una dall’altra. […] Le coltivavano quei piccoli proprietari del villaggio che, disponendo di terre insufficienti, erano costretti, come sappiamo, a ricorrere all’affitto. Al proprietario pagavano canoni annui in denaro o in natura. Proprio questi canoni formavano una voce importante, spesso la più importante, della rendita signorile. […] Di solito, accanto a questi fondi frammentati e dispersi, il signore possedeva anche un complesso di beni più compatti, la cosiddetta riserva o dominio (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp. 163-165).

[1] P. Goubert, L’Ancien Régime, I, La société, Parigi 1969, pp. 81 e sgg.

[2] J. Jacquart, La crise rurale en Ile-de-France 1550-1670, Parigi 1974, I, p. 74.

 

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