Secolarizzazione: parola che, se in origine, dopo il XVI secolo, ha indicato il processo di trasferimento dei beni ecclesiastici in mani secolari, nella tradizione storico-filosofica-sociologica ha finito per rivestire altri significati: quello di modernità come (ineluttabile?) declino della religione; quello di «disincantamento» (Weber), «razionalizzazione», fine delle «superstizioni» e del «fanatismo»; quello di distacco degli ambiti del sapere e della vita mondana dal primato delle visioni teologiche; quello di traslazione del sacro alla politica (V. Lavenia, Culti e religione: contatti, conflitti, trasformazioni, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 175-176).
Secolarizzazione: Per un lungo periodo, tra Sette e Ottocento, con il termine secolarizzazione si è indicata l’assunzione da parte dello Stato di beni e incombenze appartenenti alla Chiesa. Nel presente ha assunto significati alquanto diversi. Nella sua accezione più classica, la secolarizzazione rimanda alla teoria di Max Weber sul disincantamento del mondo: la moderna società occidentale si caratterizza, nei suoi comportamenti individuali e collettivi, soprattutto in campo economico e sociale, per il passaggio da regole spirituali e religiose basate sulla congruità mezzi–fini a ragionamenti mondani sulla convenienza costi–ricavi. In senso più lato, indica anche fenomeni quali l’affievolimento delle pratiche religiose, la crisi delle vocazioni, la perdita di influenza del clero e dell’autorità religiosa nell’imporre o condizionare le scelte personali e di gruppo, dal terreno politico a quello sessuale. Può al contempo indicare sia «l’eclissi del sacro», sia la progressiva riduzione della fede religiosa in norme e valori mondani, laici e, appunto, secolari. Specialmente negli ultimi due decenni il termine secolarizzazione è stato usato per indicare la perdita di attrattiva e fascino delle grandi ideologie politiche, specialmente del socialismo, a lungo vissute come vere e proprie Weltanschauungen (visioni del mondo), quasi delle fedi, che implicavano rigorose scelte di vita e anche rituali forme di appartenenza (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 651).