Schiavitù: è una forma particolare di sfruttamento della manodopera, caratterizzata dal fatto che gli schiavi costituiscono una proprietà – quindi possono essere comprati e venduti – e che, a causa delle loro origini, sono considerati estranei alla cultura dominante – quindi non possono godere degli stessi diritti delle altre persone. La loro capacità lavorativa è a totale disposizione del padrone, che può esercitare il suo potere senza limiti. Non hanno il diritto di disporre della propria sessualità e per estensione delle proprie capacità riproduttive: le donne schiave separate dai propri figli e gli eunuchi sono casi esemplari di tale subordinazione. In sintesi, la schiavitù era fondamentalmente uno strumento per negare a coloro considerati «estranei» i diritti e i privilegi di una determinata società, in modo da poterli sfruttare per fini economici, politici e sociali. La loro estraneità rispetto al gruppo dominante spiega ad esempio perché gli altri lavoratori non liberi – come i servi che spesso non provenivano da contesti diversi da quelli dei loro padroni – godessero di una protezione maggiore rispetto agli schiavi. Infine, la schiavitù si differenzia sostanzialmente dalle altre forme di lavoro forzato a causa del suo carattere perpetuo ed ereditario (F. Morelli, Lavoro, schiavitù, migrazioni, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, p. 82).
Schiavitù: Istituzione sociale che costituisce la forma più estrema e assoluta di servitù, in cui esseri umani sono proprietà di altri e possono essere comprati e venduti. La schiavitù assunse un distintivo carattere razziale e di massa nelle colonie europee nelle Americhe, dove padroni bianchi controllavano forza-lavoro nera deportata dall’Africa per essere impiegata nelle grandi piantagioni tropicali. La tratta transatlantica degli schiavi fu abolita prima dalla Danimarca (1792) poi da Gran Bretagna (1807) e Stati Uniti (1808). Nel corso dell’Ottocento anche la schiavitù fu abolita sia nelle colonie inglesi (1833) che nei nuovi Stati indipendenti dell’America del Sud (ultimo fu il Brasile, 1888). Negli Stati Uniti l’emancipazione degli schiavi fu il prodotto di una sanguinosa guerra civile (1861-1865). Nel Novecento varie forme di schiavitù e servitù involontaria hanno continuato a esistere in Asia e in Africa. Prima la Lega delle Nazioni (nel 1926) e poi le Nazioni Unite (1956) hanno cercato di porre fine a queste pratiche (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 651).