Salvacondotto: i termini “patente”, poi “passaporto” (o “passi”) ricorrono regolarmente nei racconti dei viaggiatori come nelle fonti consolari, per indicare in modo generico ogni tipo di documento che permetteva di entrare e di circolare in un paese straniero (talvolta anche solo in una provincia vicina), ma anche di attestare l’itinerario fatto, o ancora di rivendicare la protezione dell’autorità che l’aveva emesso. Dunque poteva trattarsi di un salvacondotto temporaneo (per esempio per venire a negoziare in tempo di guerra) o di un lasciapassare più duraturo, che caso mai diventava un permesso di soggiorno. Analogamente, un “passaporto”, una “patente” o un “salvacondotto” potevano essere rilasciati a un individuo, di cui in genere fornivano il nome, la provenienza e l’età, nonché una sommaria descrizione fisica e la destinazione (o l’itinerario) del suo viaggio. Potevano anche riguardare più persone non apparentate ma che componevano un insieme omogeneo di varia natura: un gruppo di pellegrini, una confraternita religiosa, l’equipaggio di una nave. Nello spazio ottomano, la tipologia documentaria più vicina a queste è quella dei “permessi di rotta” (yol hükmü), «che colloca[va]no i loro detentori sotto la protezione, o più esattamente sotto la “grazia” (amān) del sultano».[1] Ma anche qui era grande la varietà di forme di salvacondotti (amān kağıdı, ulka hükmü), a confermare il carattere variabile (e locale) di queste denominazioni.[2] Ciò che accomunava questi vari tipi di documenti è che si applicavano – almeno in teoria – all’insieme di coloro che procedevano a oltrepassare una frontiera territoriale e si avventuravano sotto la giurisdizione di un altro principe. Altre carte erano destinate invece a permettere il soggiorno e/o a controllare gli spostamenti di popolazioni specifiche (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, pp. 136-137; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).
[1] G. Veinstein, L’Établissement des Juifs d’Espagne dans l’Empire ottoman (fin XVe-XVIIe s.): une migration, in Le monde de l’itinérance en Méditerranée de l’Antiquité à l’époque moderne. Procédures de contrôle et d’identification, a cura di Claudia Moatti, Wolfgang Kaiser e Christophe Pébarthe, Bordeaux, Ausonius, 2009, p. 673.
[2] I. Hathaway, A Sea of Papers. Mobility, Identification, and Empire in the Sixteenth-Century Mediterranean, tesi di dottorato, New Haven, Yale University, 2019, pp. 207-219; M. C. Smyrnelis, Traversées méditerranéennes. Jeux d’espace et mobilités au XIXe siècle, Paris, Classiques Garnier, 2023.