Riserva

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Riserva: accanto ai fondi frammentati e dispersi, il signore possedeva anche un complesso di beni più compatti, la cosiddetta riserva o dominio. Poteva corrispondere a un 25 per cento circa del patrimonio fondiario che aveva in una zona; ma la sua estensione era assai varia. In parte era costituita da terreni coltivati. Spesso una quota ampia era formata da boschi: i signori li consideravano indispensabili per il loro passatempo preferito, la caccia. Intorno al Mille questi beni venivano lavorati da schiavi (in diminuzione) e soprattutto tramite lavoro gratuito (corvée) a cui servi erano tenuti in cambio dei poderi, i mansi, proprietà del signore, che essi detenevano e in cambio della protezione di cui beneficiavano. In età moderna la conduzione dei fondi che formavano la riserva poteva essere affidata a piccoli fittavoli, allo stesso modo delle strisce più disperse del patrimonio. Molto spesso veniva concessa, però, a grossi fittavoli, come i fermiers francesi. Si trattava di una forma di conduzione diffusissima anche per le maggiori proprietà della chiesa. In sostanza, poi, i grossi fittavoli altro non erano che intermediari i quali subaffittavano le terre ai contadini della zona, oppure la facevano lavorare da salariati (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp. 165-166).

 

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