Regalia: Le città italiane erano [abituate a essere governate da sovrani germanici, con cui in generale esisteva un discreto rapporto economico-fiscale basato sull’appalto dei tributi. In pratica il Regno d’Italia ha delle prerogative di diritto pubblico: l’Impero si attribuisce il diritto, che viene accettato, di imporre tasse per certe attività, come per esempio il passaggio dei fiumi e dei confini, i diritti di aprire mercati ecc. Tutti questi diritti pubblici, che sono una vecchia eredità del diritto romano, si traducono in una serie di tasse, più o meno cospicue, da pagare all’imperatore e che sono indicate con il nome latino regalia. Sono le “cose” che appartengono al rex, sono quindi “cose regali”. Il sistema di regalia funzionava in questo modo: la corona ha certi diritti, soprattutto fiscali, e li offre a singoli poteri subordinati – per esempio comunità intere, i Comuni appunto – che, in cambio del pagamento di una quota, ricevono al posto del re ai confini, ai ponti e così via (F. Cardini, Federico I Barbarossa. L’Impero in lotta con il Papato e i Comuni, Roma, GEDI, 2020, pp. 13-15).