Razzismo

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Razzismo: Teoria che propugna la superiorità di una razza (di un popolo, di una nazione) sulle altre. Il razzismo esiste in tutte le epoche, come mero segno di ignoranza e pregiudizio ovvero come razionalizzazione di un contrasto tra gruppi sociali che si riconoscono o vengono riconosciuti come tali per la lingua, per la religione, per il colore della pelle. In età contemporanea è notevole il tentativo di dare al razzismo dignità scientifica compiuto da parte della cultura positivistica, destinato a riproporsi in varie forme e sino a tutt’oggi. Il razzismo nazista vuol sacrificare un intero popolo come capro espiatorio sull’altare della compattezza dei tedeschi, e va ricondotto a una estremizzazione paranoide del nazionalismo. Il razzismo sudafricano vede una minoranza di coloni europei elaborare una legislazione (l’apartheid) per sancire la propria superiorità politica ed economica sulla maggioranza formata dai neri. Il razzismo negli Stati Uniti d’America nasce negli stati del Sud per garantire la subordinazione di una mano d’opera agricola servile prima della guerra di Secessione, poi formalmente libera. Il passato e l’attualità – in America e in Europa – insegnano che i lavoratori autoctoni possono esprimere attraverso il razzismo il loro timore che gli immigrati possano provocare un ribasso dei salari con una concorrenza «sleale». Oggi si stigmatizza anche un razzismo contro gli omosessuali o le donne, con un uso estensivo del concetto che dimostra come esso si presti ad esprimere qualsiasi oppressione, come ogni liberazione non possa che essere antirazzista (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 650).

 

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