Radaniti: Per un breve periodo, tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX, una diaspora commerciale ebraica divenne il gruppo commerciale più importante nell’intera rete di vie che collegavano l’Europa alla Cina. Gli Ebrei che conducevano questo commercio, erano chiamati in arabo Radaniyya, ovvero Radaniti. Alcuni scrittori autorevoli hanno suggerito che essi fossero una setta separata nell’ambito del giudaismo, ma la fonte più plausibile del loro nome è il persiano rha dan, che significa «coloro che conoscono la strada», e il persiano era la principale lingua del commercio su molte strade dei Radaniti.[1] Scrivendo intorno all’845 d.C., il geografo persiano Ibn Kurdadbeh descrisse la rete delle vie tra la terra dei Franchi e la Cina. Nel Mediterraneo, i Radaniti avevano l’alternativa di raggiungere il Levante o per via di mare, seguendo le coste cristiane, o attraversando la Spagna musulmana, per prendere le vie carovaniere nordafricane dal Marocco all’Egitto. Per la traversata dell’Oceano Indiano essi utilizzavano entrambe le alternative tradizionali: le carovane fino a Gedda e le navi per scendere il Mar Rosso, oppure la via di terraferma fino al Golfo Persico. Da qui essi potevano continuare per mare il viaggio per l’India, oppure prendere la via della seta nella Transoxiana. Un’ulteriore alternativa consentiva ai Radaniti di evitare completamente il territorio musulmano: essi portavano le loro carovane per via di terra dall’Europa, attraverso le terre slave non ancora cristiane a nord del Mar Nero. Qui, nella penisola di Crimea e dintorni, gli Ebrei esercitarono per breve tempo il controllo politico sullo stato di Khazaria; da lì la strada per l’Oriente girava intorno all’estremità settentrionale del Mar Caspio e proseguiva nella valle dell’Oxus e sulla via della seta intorno al Taklimakan[2] (P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, pp. 110-111).
[1] L. Rabinowitz, Jewish Merchant Adventures. The Study of Radanites, Londra 1984, pp. 108-11.
[2] Passo tratto dal Book of the Roads and Kingdoms citato in L. Rabinowitz, Jewish Merchant, cit., pp. 9-10. Vedi anche K. A. Nilakanta Sastri, Foreign Notices of South India from Magasthenes to Ma Huan, Madras 1939, p. 21; E. Ashtor, A Social and Economic History of the Near East in the Middle Ages, Berkeley 1976, pp. 105-6; S. Y. Labib, Egyptian Commercial Policy in the Middle Ages, in M. A. Cook (a cura di), Studies in the Economic History of the Middle East, Londra, p. 64.