Prazos

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Prazos: Malgrado il loro forte spiegamento militare, i Portoghesi non riuscirono mai a comprare le stesse quantità di oro acquistate dagli Arabi, ma riorganizzarono completamente la gerarchia delle città, prima separando le città meridionali dalle metropoli arabe a cui erano legate in precedenza, e poi creando una nuova gerarchia che faceva capo a Lisbona. Ad essa seguivano, in ordine di importanza, Goa, che era dotata di potere politico ed economico diretto, Mozambico, e, a livello più basso, le postazioni governative sullo Zambesi. In teoria l’intera operazione fu centralizzata e controllata dal vertice, ma in pratica i singoli comandanti intervennero per proprio conto negli affari dei vicini Stati africani. E inoltre si consentì ai privati di fortificare le loro personali postazioni commerciali. Nonostante queste postazioni, chiamate prazos, venissero create con l’autorizzazione del governo, esser risultarono difficilmente controllabili da quest’ultimo. All’inizio, comunque, l’operazione portoghese assunse la forma di una diaspora commerciale fortificata, o impero di postazioni commerciali, che cercò di controllare il commercio, ma non di amministrare il territorio. In seguito, tra i secoli XVII e XIX, la struttura cambiò. Le postazioni governative mantennero le caratteristiche essenziali dell’impero di postazioni commerciali, mentre i prazos cambiarono. Molti dei primi prazeros erano originari del Portogallo, ma molti dei loro successori era abitanti di Goa provenienti dall’India, Afro-portoghesi o semplicemente Africani che optavano per l’accettazione di un’identità portoghese. I prazos divennero comunità interculturali, gradualmente più africane che europee, e i prazeros, nella loro posizione di governanti africani quasi indipendenti, cominciarono a svolgere tutta una serie di attività differenti, compresa l’amministrazione delle postazioni commerciali. Alcuni si misero ad acquistare oro e avorio per l’esportazione, in cambio di tessuti di cotone e di altri prodotti indiani da vendere nelle vicinanze. Altri si misero a comprare schiavi e diventarono essi stessi piantatori di cotone e fabbricanti di tessuti. Altri ancora cominciarono a inviare all’estero delle carovane formate da schiavi del prazo al comando di amministratori-schiavi che commerciavano per conto del prazo. Un singolo prazo era in grado di creare contemporaneamente parecchie di queste carovane.[1] Alla fine del XVIII secolo l’economia del prazo entrò in declino. Il commercio era meno importante di una volta, sebbene i singoli prazeros continuassero a vivere come grandi proprietari terrieri che controllavano centinaia o migliaia di dipendenti in condizioni servili. I loro tessuti di cotone, però, non furono in grado di competere facilmente con quelli provenienti dall’India, mentre ai loro capi-carovana schiavi non fu facile competere con i mercanti africani. Con il tempo, la gerarchia metropolitana si modificò anch’essa. Lisbona politicamente aveva ancora l’ultima parola, ma Goa diventò la capitale economica effettiva. I suoi mercanti fornirono il capitale per le operazioni africane e Goa eclissò di gran lunga le postazioni minori e persino la città di Mozambico[2] (P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, pp. 38-39).

[1] M. D. D. Newitt, Portuguese Settlements on the Zambesi, New York 1973; A. F. Isaacman, Mozambique. The Africanization of a European Institution. The Zambezi Prazos, 1750-1902, Madison (Wis.) 1972

[2] A. F. Isaacman, Mozambique. The Africanization of a European Institution. The Zambezi Prazos, 1750-1902, Madison (Wis.) 1972, pp. 82-84; E. A. Alpers, Ivory and Slaves in East Central Africa. Changing Patterns of International Trade to the Later Nineteenth Century, Londra 1975, pp. 85-94.

 

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