Porto franco: Questa espressione non rimanda a una definizione univoca e stabile; nella sua accezione più ampia designava allo stesso tempo: un insieme di vantaggi doganali e fiscali per l’attività d’import-export; delle immunità giurisdizionali e personali per i mercanti; un ambiente istituzionale favorevole per l’istallazione di comunità straniere. In altre parole, si trattava di spazi privilegiati che beneficiavano di leggi particolari, destinate a favorire la crescita del commercio marittimo e del negozio.[1] Questa territorializzazione del privilegio evoca i vantaggi accordati dal sultano ottomano alle “scale” del Levante e del Nord Africa. (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, p. 182; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).
[1] Su questo si veda il classico saggio di storia globale e comparata di Louis Dermigny, Escales, échelles et ports francs au Moyen Âge et aux Temps modernes, in Les grandes escales. Troisième partie: période contemporaine et synthèses générales, Atti del congresso, Bruxelles, Éditions de la Librairie encyclopédique, 1974, pp. 213-664.