Peste

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Peste: Il bacillo della peste (Pasteurella pestis) è stato scoperto solo nel 1894, a Hong Kong, da un medico svizzero, A. Yersin e contemporaneamente dal medico giapponese S. Kitasato. Nei secoli del tardo Medioevo e dell’età moderna le reali cause delle epidemie che scoppiavano così di frequente erano ignote. Se ne conoscevano soltanto gli effetti distruttivi e se ne cercavano le ragioni nel moto degli astri, nell’aria infetta, nel demonio. In realtà il bacillo responsabile della malattia è trasmesso dalle pulci che vivono sui topi. In mancanza di topi, le pulci possono anche adattarsi a vivere sull’uomo. […] se la pulce è infetta, può trasmettere la malattia con una puntura, oppure attraverso deiezioni lasciate sulla pelle escoriata, oppure ancora penetrando nella mucosa dei polmoni. Da individuo a individuo l’infezione si diffonde poi per contatto diretto o mediato attraverso oggetti infetti. La peste, che colpisce l’uomo, può essere di tre tipi: bubbonica, polmonare e, più rara, setticemica. La prima è trasmessa con puntura o attraverso escoriazioni e si manifesta con pustole e febbre alta. Il decorso dura al massimo una decina di giorni. La guarigione sopravviene nel 20-40 per cento dei casi. La seconda colpisce le vie respiratorie e si manifesta con tosse e catarri. La morte sopraggiunge, in questo caso, due o tre giorni dopo l’inizio della manifestazione. La mortalità è del 100 per cento dei casi. […] La peste setticemica ha un decorso simile a quello della peste polmonare, con in più la compromissione dei centri nervosi. Il mondo antico e i primi secoli del Medioevo conoscevano la peste. Ve ne fu una famosa all’epoca di Giustiniano, e precisamente nel 541-544. Altre ondate in Europa e medio oriente si ebbero nel 628-32, 639-40, 654, 669-73, 684-88. Continuarono fino al 763-67. Sembra che dalla fine dell’VIII secolo la peste sia scomparsa dal continente per più di seicento anni. […] La sua ricomparsa in Europa fu uno degli effetti della cosiddetta “rivoluzione commerciale” del Medioevo, vale a dire della ripresa dei traffici europei e dei nuovi rapporti fra Europa e medio oriente. Furono infatti le navi genovesi che, insieme a tante mercanzie, importarono in Europa il bacillo della peste. Da dove venisse questo bacillo con precisione non lo sappiamo: forse dalla Cina, forse dall’India, o forse dai domini mongoli dell’Asia centrale. Sembra più probabile dall’India, forse dalla regione ai piedi dell’Himalaya, dove esisteva una specie di ratti che aveva come parassita la pulce portatrice del bacillo. Forse da questi roditori l’infezione fu trasmessa alle popolazioni nomadi che abitavano le pianure settentrionali dell’Eurasia. Questi cavalieri a loro volta la diffusero velocemente sia a est sia a ovest, fino alle porte dell’impero bizantino. In Europa l’epidemia iniziò nel 1347; in Cina nel 1331 la peste fece una prima comparsa e vi infuriò dal 1353. […] Per quel che concerne la sua comparsa in Europa, sappiamo che nel 1347, quando i tartari assediarono la colonia genovese di Caffa in Crimea, sul mar Nero, gettarono cadaveri di appestati entro le mura. Alcuni marinai genovesi infetti, imbarcati sulle galere che facevano ritorno in Italia, prima portarono la malattia a Costantinopoli, dove fecero scalo; poi a Messina, nel settembre del 1347. […] Da allora in avanti le vie dell’infezione si moltiplicarono. Da Messina a Catania, a Siracusa, a Sciacca, a Trapani, ad Agrigento la via è breve. Prima di novembre la peste aveva già raggiunto Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica, l’Elba, Genova. Prima della fine dell’anno era anche a Marsiglia. Il gennaio 1348 si aprì con la comparsa della peste a Pisa. Di qui si fece strada nell’interno della Toscana. A metà 1348 aveva invaso tutto il continente. Nei porti del mare del Nord e in Norvegia l’epidemia comparve solo nel 1349; nei porti del Baltico nel 1350; in Polonia e Lituania nel 1350-51 e in Russia nel 1352. Almeno 25 milioni furono i morti nel corso di questa prima ondata: un terzo della popolazione del continente. E l’aggressività dell’epidemia non si fermò a questo punto. Continuò almeno per tutta la seconda metà del Trecento, anche se non più con ondate che travolgevano nello stesso tempo tutta l’Europa. Si propagò per epidemie locali non contemporanee. Si attenuò solo alla metà del Quattrocento permettendo alla popolazione del continente di crescere di nuovo. È possibile che dopo la prima grande irruzione in Europa la peste sia scomparsa e poi periodicamente sia stata reimportata attraverso le città di mare e sempre con provenienza dall’Asia. Certo è che dalla metà del Trecento la peste s’insediò in Europa in forma endemica e mieté di continuo vittime con ricorrenti ondate. Con il passare del tempo gli effetti dell’epidemia si andarono riducendo. Così, in Francia nel Seicento e primo Settecento ci furono varie epidemie: 1603, 1606, 1629, 1636, 1652, 1668, 1721. Nel complesso, però, in tutto il regno le morti per peste furono solo fra il 5 e il 7,7 per cento di tutti i decessi avvenuti nel corso di questo lungo periodo. Nella seconda metà del XVII secolo si verificarono le ultime grandi pestilenze. La popolazione riprese a crescere più rapidamente. In Inghilterra l’ultima grande ondata si ebbe nel 1665-66. A Londra i morti furono 69 000. In Italia l’ultima grave pestilenza si ebbe nel Mezzogiorno nel 1656-57. In Francia, invece, comparve ancora nel 1720-21. Solo nel Mediterraneo orientale e in Russia il bacillo della peste rimase attivo più a lungo: per tutto il XVIII secolo e parte del XIX. Le cause di questa scomparsa della peste non sono chiare. Varie supposizioni sono state avanzate su alcuni elementi che possono aver esercitato qualche influenza. Fra di essi vi sono: le forme di prevenzione (controlli sanitari, quarantene); la sostituzione alle case di legno di quelle in mattoni e pietra che offrivano un rifugio più precario ai topi; una nuova specie di ratti domestici che si sarebbe sostituita a quella precedente, più invadente e più vicina agli uomini; cambiamenti nelle modalità d’infezione collegati all’evoluzione del bacillo Pasteurella pestis. […] Per quanto talora gravi, gli effetti di altre malattie, come le labbra (in regresso durante l’età moderna), la sifilide (che si diffonde nel Cinquecento), il tifo (che soprattutto a metà Seicento colpì varie regioni dell’Europa) e il vaiolo (che talora determinò un’elevata mortalità durante il XVIII secolo), non ebbero conseguenze sulla demografia nemmeno paragonabili a quelle della peste (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp. 31-34).

Si veda anche W. H. McNeill, La peste nella storia, Torino, Einaudi, 1981.

 

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