Partiti politici: Organizzazioni che interpretano, o rappresentano, o sollecitano, interessi e orientamenti dell’opinione pubblica, con l’obiettivo di conquistare ed esercitare il potere politico. Originariamente, questo tipo di organizzazione appare nella storia politica inglese dopo la Gloriosa rivoluzione: si tratta di raggruppamenti (Whigs e Tories), che agiscono all’interno del parlamento, e che dispongono di riferimenti ideali abbastanza ben definiti, sebbene siano sprovvisti di qualunque tipo di strutturazione formale (quindi non hanno statuti, cariche, programmi). Tale modalità organizzativa appartiene a gran parte dell’Ottocento europeo e americano. È solo sul finire del secolo XIX che – in varie forme – nascono p. p. che hanno nuovi strutturali, profondamente differenti da quelli dei raggruppamenti di notabili tipici dell’epoca precedente: le nuove forme-partito sono caratterizzate, infatti, da un alto grado di formalizzazione della vita interna (sono dotati di statuti, di cariche, di dirigenti e di iscritti), da un notevole grado di verticalizzazione e di dirigismo (il leader, o la segreteria nazionale, stabiliscono le linee di azione comune), da un rigido rapporto di lealtà dei membri (gruppi parlamentari, iscritti o sezioni locali, sono tutti tenuti a rispettare le linee approvate dagli organismi dirigenti), dalla presenza di strutture organizzative stabili e permanenti (giornali, sedi locali, associazioni sindacali o ricreative). Nel corso del XX secolo le declinazioni e le combinazioni specifiche di queste componenti strutturali si sono differenziate moltissimo a seconda dei vari periodi, dei vari contesti e delle varie aree di opinione (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 648).