Organizzazioni internazionali: Il tema può essere affrontato in maniera formalistica o in maniera sostanziale. Nel primo caso è necessario mettere in luce i caratteri giuridici delle organizzazioni, i loro limiti geografici e le loro potestà. Basti pensare alla Società delle Nazioni, all’Organizzazione delle Nazioni o alla Nato (North Atlantic Treaty Organization) per rendersi conto che questo itinerario conduce a individuare una serie di caratteristiche differenziate non riconducibili a una comune matrice concettuale. Viceversa l’analisi sostanziale del fenomeno suggerisce di verificare le motivazioni che, negli ultimi decenni, hanno portato alla crescita del numero di organizzazioni internazionali, universalistiche o, regionali, politiche o economiche ecc. Da questo angolo visuale si comprende meglio come le Organizzazioni internazionali rappresentino un altro aspetto del tentativo di sostituire al disordine internazionale principi organizzativi, costruiti su norme scritte e tali da porre fine al disordine mondiale. L’auspicio di una completa regolamentazione della vita internazionale rappresenta peraltro più un obiettivo che una realtà. Le organizzazioni esistenti, come quelle già estinte, anche quando nacquero con la pretesa di rappresentare un interesse generale, finirono in pratica per esprimere la volontà politica della maggioranza dei componenti, salvo il diritto di veto imposto da regola speciali o generalizzato a tutti i componenti dell’organizzazione. Il caso delle Nazioni Unite è, i tal senso, simbolico, poiché esso esprime il variare del controllo dell’organizzazione secondo il mutamento della sua composizione (dai circa 50 membri originari agli oltre 150 attuali). Altro discorso va invece svolto per quanto attiene alle organizzazioni che, come la Cee, poi Unione Europea, tendono a dare vita a nuovi soggetti di diritto internazionale. Tali organizzazioni debbono costruire la loro esistenza sulla base di norme certe e di poteri capaci di farle applicare (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 648).