Modernizzazione: Si tratta di quell’insieme di cambiamenti – nel modo di produzione e di governo, negli ordinamenti sociali e istituzionali, nello stato delle conoscenze, negli atteggiamenti e nei valori – che rendono possibile a un paese di mantenersi a galla nel XX secolo; vale a dire, di competere ad armi pari nella generazione della ricchezza materiale e culturale, di difendere la propria indipendenza, di promuovere ulteriori cambiamenti e adattarcisi. La modernizzazione comprende sviluppi quali l’urbanesimo (il concentrarsi della popolazione industriale, dell’amministrazione e delle attività intellettuali e artistiche); una netta caduta del tasso sia di mortalità sia di natalità rispetto ai livelli tradizionali (la cosiddetta transizione demografica); il costituirsi di un’efficiente burocrazia centralizzata; la creazione di un sistema scolastico capace di istruire e di socializzare i giovani sino a un livello compatibile con le capacità di ciascuno e con il meglio del sapere contemporaneo; e naturalmente, l’acquisizione delle capacità e dei mezzi necessari per usare una tecnologia aggiornata (D. S. Landes, Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Torino, Einaudi, 2000, p. 20).
Modernizzazione: S’intende con questo termine indicare il passaggio da un sistema economico e sociale di tipo antico ad uno connotato con i tratti della modernità, ad esempio la presenza di un’economia industriale. Il concetto di modernizzazione evoca quindi la transizione da un mondo arretrato, segnato dalla povertà e dalla scarsità di beni a uno più avanzato, ricco di beni e di servizi. È ovvio che esso sia comprensibile entro lo schema delle teorie dello sviluppo e cioè di quelle teorie che, tanto sul piano dell’analisi storica quanto su quello dell’intervento socio-economico, determinano il percorso obbligato attraverso il quale si giunge allo sviluppo, fissandone cioè le condizioni, gli stadi e gli effetti. In questo quadro, modernizzazione è il termine che meglio rende il carattere incerto, talora ambiguo, quasi sempre contradditorio della crescita economica. Esso consente inoltre di legare allo sviluppo economico le modificazioni del sistema politico e della vita associata (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 646).
Vedi anche Stato centralizzato.