Kūlughlī

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Kūlughlī: Nelle province ottomane del Nord Africa, la denominazione kūlughlī (reso in italiano con il termine “cologli”) designava la condizione giuridica dei figli di schiavi o di servitori del sultano (i kul), ma passò progressivamente a qualificare una categoria di meticciato: i figli di un “turco” e di una donna maghrebina. Questi discendenti di “turchi” residenti ad Algeri, Tunisi o Tripoli a partire dal XVI secolo si autodefinirono turkī, nome che li avvicinava alle élite ottomane delle provincie, e tuttavia parlavano anche l’arabo. A Tunisi, a cavallo tra Sei e Settecento, essi cominciarono ad adottare la nisba […] Ḥanafī, che caratterizzava il musulmano appartenente al rito o alla scuola teologica hanafita, seguita dalla maggioranza dei turchi – per contrasto con il rito malechita maggioritario nel Maghreb. Il termine Ḥanafiyya venne dunque a distinguere nettamente i kūlughlī, allo stesso tempo turchi e autoctoni, contribuendo così alla diffusione dei riti e delle regole hanafiti, non più riservati solo ai turchi della provincia.[1] La presa del potere di Ḥusayn Bin ‘Alī nel 1705, lui stesso un kūlughlī, fondatore della dinastia dei bey husaynidi a Tunisi, contribuì a valorizzare la componente “creola”, allo stesso tempo autoctona e allogena, maghrebina e turca, delle autorità della provincia ottomana.[2] La traiettoria sociale dei kūlughlī fu diversa ad Algeri, dove essi furono tenuti più rigidamente lontani dalle istanze centrali del potere, riservato ai soli turchi. Molti tra loro poterono fare comunque delle belle carriere nelle principali città della provincia, quali Tlemcem, Annaba o Costantina[3] (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, pp. 322-323; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).

 

[1] S. Bargaoui, Des Turcs aux Hanafiyya: la construction d’une catégorie “métisse à Tunis aux XVIIe et XVIIIe siècles, in «Annales. Histoire, Sciences sociales», 60, 1 (2005), pp. 209-228-

[2] Ivi, p. 228.

[3] P. Boyer, Le Problème Kouloughli dans la régence d’Alger, in «Revue de l’Occident musulman et de la Méditerranée», 8 (1970), pp. 79-94; T. Shuval, The Ottoman Algerian Elite and its Ideologie, in «International Journal of Middle Eastern Studies», 32 (2000), pp. 323-344.

 

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