Inventario

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Inventario: Gli studi sulla cultura materiale hanno tratto grande vantaggio a partire dagli anni Settanta dall’utilizzazione degli inventari di beni che sono numerosi in tanti archivi europei. Gli inventari potevano essere stesi, di solito da un notaio, in diverse occasioni e con differenti finalità Di questa categoria di documenti, quelli più numerosi sono senza dubbio i cosiddetti inventari post mortem. Si tratta di descrizioni dei beni e delle proprietà di una famiglia in occasione della morte del capofamiglia. L’inventario veniva talora allegato al testamento. In esso erano descritti i beni mobili, come i denari, le masserizie di casa, gli indumenti, le scorte alimentari, e anche i beni immobili, come le case, le terre ecc. Documenti di questo tipo sono frequenti negli archivi di notai o di famiglie a partire dal Trecento. Un inventario post mortem veniva steso per legge anche nel caso che il capofamiglia lasciasse eredi minorenni sotto tutela. […] Altri inventari, questi non post mortem, potevano essere redatti in altre occasioni, come in caso di bancarotta o in caso di requisizione dei beni in conseguenza di gravi delitti commessi dal proprietario. Gli inventari che oggi ci sono conservati negli archivi sono numerosi soprattutto a partire dal Cinquecento. Da notare – e questo vale più o meno per tutti i generi d’inventari – che la loro completezza è spesso tutt’altro che perfetta. Le imprecisioni derivano soprattutto dall’occultamento di alcuni beni (i denari non compaiono quasi mai in questi inventari) e dalla descrizione, spesso sommaria, delle proprietà censite e soprattutto degli oggetti di valore più basso e in peggiore stato di conservazione. Questi documenti sono stati utilizzati sporadicamente dagli storici già all’inizio del secolo nel caso di studi relativi alla storia di determinate famiglie o di singoli individui. Solo in tempi più recenti si è passati a un uso più sistematico per cogliere le condizioni di vita delle popolazioni di ieri e i cambiamenti intervenuti nel tempo in queste condizioni (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp. 534-535).

 

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