Intervento statale

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Intervento statale/pianificazione: Nella teoria economica e nella pratica politica ha dominato, fino agli anni trenta di questo secolo, l’idea che il mercato, lasciato a se stesso, fosse in grado di assicurare i migliori risultati economici. Secondo la filosofia del laissez faire ogni ingerenza dello Stato nelle questioni economiche – per pianificare, per redistribuire o per produrre – sarebbe stata certamente inutile e molto probabilmente dannosa. La Grande Depressione negli anni trenta e l’elaborazione di teorie – soprattutto quella di Keynes – che riconducevano fenomeni negativi come la disoccupazione di massa al funzionamento stesso del capitalismo di mercato hanno indotto a ripensare in modo profondo il possibile ruolo economico dello Stato. I principali paesi occidentali, successivamente alla seconda guerra mondiale, hanno adottato politiche marcatamente interventiste e hanno, anche se in modi diversi, lasciato che lo Stato si dedicasse alla produzione di beni e servizi, attuasse profonde redistribuzioni dei redditi, tutelasse il benessere degli strati più deboli della popolazione e dettasse le linee di sviluppo di interi settori produttivi. Questo forte impegno dello Stato nella sfera economica non era, però, diretto a soppiantare l’economia privata; non si trattava, cioè, di eliminare un sistema pianificato centralizzato di tipo sovietico. Al contrario, moltissimi economisti ritenevano che l’intervengo pubblico avesse lo scopo di permettere al mercato di funzionare meglio e dovesse correggerne alcune disfunzioni. È proprio a questa concezione dei rapporti tra Stato e mercato che si intende far riferimento con l’espressione «economia mista». In anni più recenti l’intervento statale è stato fatto oggetto di critiche molto severe. Tra i diversi motivi, merita di essere ricordata la disinvoltura nell’utilizzo delle risorse pubbliche che ha determinato, in molti paesi, deficit di bilancio di proporzioni impressionanti. La tendenza, secondo una rinnovata filosofia del laissez faire, a considerare dannoso ogni intervento pubblico nella sfera economica appare, però, scarsamente. Il problema, ancora non risolto ma decisivo, è quello di individuare il «giusto» equilibrio tra Stato e mercato (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, pp. 643-644).

 

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