Inflazione/deflazione: L’inflazione è, tecnicamente, un aumento dei mezzi di pagamento (moneta metallica, cartacea, assegni ecc.) non richiesto dal mercato e che ha come effetto la diminuzione del potere d’acquisto dell’unità monetaria. Al deprezzamento della moneta corrispondono un incremento della sua velocità di circolazione e – sintomo principale del processo inflattivo – l’aumento generalizzato dei prezzi. Mentre un’inflazione ridotta è funzionale a un sistema economico in buona salute, favorendo soprattutto i produttori di merci, l’alta inflazione determina effetti deduttori di merci, l’alta inflazione determina effetti destabilizzanti perché è di ostacolo alla programmazione di ogni genere di attività economico-finanziaria, impoverendo nel contempo i percettori di redditi fissi (salariati e stipendiati), cioè i potenziali consumatori, giacché i prezzi delle merci crescono sempre più rapidamente del costo dei fattori produttivi (fra cui il costo del lavoro). Le cause dell’inflazione come patologia dei sistemi economici capitalistici possono essere numerose e non sono sempre immediatamente decifrabili; molto spesso sono state in passato gravi ragioni politiche – come difficoltà eccezionali in periodi di crisi bellica o postbellica – a indurre i governi a chiedere agli istituti di emissione l’aumento dello stock monetario per fare fronte a pressanti esigenze di spesa. Il recupero della capacità di acquisto della moneta impone talora politiche di deflazione, termine con cui si intende, formalmente, l’esatto opposto di inflazione, ma che, in concreto, equivale a interventi volti al raffreddamento dei prezzi che, di regola, hanno effetti più o meno pesanti sull’economia (cioè sulla produzione e sui consumi) (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 643).