Guelfi e ghibellini: Il primo designa gli avversari, il secondo i sostenitori dell’intervento imperiale, anche quando l’imperatore non appartiene più alla casata degli Hohenstaufen. Per di più, nessuno dei due partiti che si scagliavano l’uno contro l’altro conosceva l’origine dei nomi adottati che, trasferiti all’interno delle lotte urbane, non corrispondevano più minimamente al loro significato originario. Qui, Guelfi e Ghibellini erano entrambi repubblicani; la sola differenza tra loro era che, mentre questi speravano nell’appoggio dell’imperatore contro i loro avversari, quelli, per mantenersi al potere, tendevano naturalmente la mano ai nemici dell’imperatore (H. Pirenne, Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo, introduzione di L. Gatto, Roma, Newton Compton editori, 1991, pp. 229-230).
Guelfi e ghibellini: La lotta tra il Papato e l’Impero in Italia è anche conosciuta come il conflitto tra le fazioni dei guelfi, fautori del pontefice, e dei ghibellini, schierati con l’imperatore. In origine però i termini guelfo e ghibellino non riguardano questo conflitto, ma alludono a una guerra dinastica che percorre la Germania del XII secolo. Le due parole derivano infatti da due vocaboli tedeschi, Welfen, da cui “guelfo”, e Waiblingen, da cui “ghibellino”, che indicano rispettivamente una famiglia e un luogo. La famiglia è quella dei Welfen, il nobile antico casato dei duchi di Baviera; il luogo è il castello di Waiblingen, ai confini con la Svizzera, appartenente ai duchi di Svevia, da cui discende Federico Barbarossa. Sono proprio i duchi di Baviera e quelli di Svevia a essere i protagonisti della lunga lotta per ottenere il titolo imperiale, che si apre nel 1125 con la scomparsa del sovrano Enrico V (1081-1125), morto senza lasciare eredi legittimi. Secondo la tradizione, i due nomi vengono usati per la prima volta nel 1140, quando risuonano come grido di battaglia dei due schieramenti avversari. Conclusa la guerra, l’impiego dei termini guelfo e ghibellino non si esaurisce; il loro significato si amplia e passa a indicare i sostenitori del papa e quelli di Federico Barbarossa. Nel secolo successivo il contrasto tra il potere religioso e quello imperiale si intensifica, soprattutto in Italia, dove si intreccia con le lotte per il controllo dei maggiori Comuni. Nel tentativo di prevalere sui loro concorrenti, le fazioni in lotta si schierano con l’una e l’altra parte in maniera spesso strumentale: in questo contesto il significato dei termini guelfo e ghibellino muta ancora, giungendo a indicare i gruppi nemici che si contendono l’egemonia locale. Da allora l’accezione dei due vocaboli si allargherà sempre più, e nel linguaggio comune diventeranno il simbolo della rivalità insanabile tra correnti opposte (F. Cardini, Federico I Barbarossa. L’Impero in lotta con il Papato e i Comuni, Roma, GEDI, 2020, pp. 10-11).