«Grande nepotismo e piccolo nepotismo»

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«Grande nepotismo e piccolo nepotismo»: Una linea d’azione […] papale [che] […] consisteva nella promozione degli interessi della famiglia del pontefice regnante, che sarebbe stata potenziata fino all’acquisizione di un principato di appannaggio dei parenti laici, utilizzabile come forza ausiliaria per i parenti ecclesiastici, immessi in lizza per l’egemonia nel Sacro Collegio e in conclave. La storiografia attuale definisce […] questo fenomeno così tipico della Chiesa romana del Rinascimento, la cui fioritura si collocò all’incirca fra metà Quattro e metà Cinquecento. Dopo questo momento di fulgore, che raggiunse l’acme con le casate dei Medici e dei Farnese ma registrò anche fallimenti catastrofici – si pensi ai Borgia e ai Carafa – il «grande nepotismo» venne rapidamente espunto dalle pratiche consentite ai pontefici, dati gli eccessivi inconvenienti che lo svuotarono di legittimità. Fu sostituito con il cosiddetto «piccolo nepotismo», consistente nell’attribuzione ai parenti del papa di un cumulo di rendite finanziarie e di titoli onorifici, accompagnato talora da investiture signorili ma senza arrivare alla conquista di un principato pluricittadino (M. Pellegrini, Le guerre d’Italia (1494-1559), Bologna, Il Mulino, 20172, p. 223).

 

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