Gentry

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Gentry: Piccola aristocrazia inglese di campagna, proprietaria di un maniero nobilitante: un ceto che fa da ago della bilancia per il controllo sociale e politico (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 353). Termine misto di «gentiluomini» e di «campagna» (country); cioè della piccola aristocrazia, le cui file erano incrementate da facoltosi proprietari non nobili che acquistavano un maniero e un titolo. La gentry era la via inglese di accesso alla classe dirigente. Mentre in Francia si acquisiva la nobiltà comprando un ufficio, in Inghilterra la si procacciava sul mercato locale dei titoli e delle proprietà aristocratiche […]. I proprietari terrieri britannici si arricchivano fra l’altro cominciando ad accaparrare terre di proprietà comune, e a sottrarre alla gestione collettiva campi coltivati a grano, per recintarli e destinarli al pascolo, poiché il prezzo della lana diventava sempre più remunerativo. […] La gentry aveva un ruolo importante di classe dirigente locale, in una società in trasformazione. I suoi esponenti assumevano volontariamente e gratuitamente gli incarichi di «giudici di pace», con compiti di tipo giudiziario, amministrativo-fiscale, politico, di mantenimento dell’ordine pubblico, di mediazione dei contrasti relativi all’equilibrio delle campagne, di designazione dei candidati delle varie «contee», le quali eleggevano i propri rappresentanti nella camera dei Comuni, la camera bassa del Parlamento, che cominciava a contare più dei Lord. I giudici di pace sostituivano così gli «sceriffi», funzionari del re. Non erano cariche in vendita, come in Francia, non avevano funzioni altrettanto codificata, ma assegnavano prestigio sociale comparabile. Per parte sua, la corona non lucrava un in introito dal sistema dei giudici di pace, a differenza della corona francese che vendeva gli uffici e intascava la paulette. […] La società inglese rimase più fluida di quella francese, e più centrata sugli equilibri periferici. Il Parlamento di Londra, l’equivalente inglese degli Stati Generali, ma con sostanziali poteri in più, anche legislativi, rimase influente. Soprattutto per la camera dei Comuni, che raccoglieva tanti membri della gentry (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, pp. 132-133).

 

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