Genocidio: è termine tanto del lessico politico e storiografico quanto di quello giuridico, entrato nell’uso soprattutto a partire dalla seconda guerra mondiale e dal piano nazista di sterminio degli ebrei e degli zingari. Il progetto nazista e la sua realizzazione rappresentano la catena di processi e di eventi sulla base dei quali il concetto di genocidio venne definitivamente formalizzato – per primo da Raphael Lemkin nel 1944 – per poi essere applicato ad altri contesti, da ultimo ai recenti conflitti nell’ex-Jugoslavia. Genocidio designa, non caso, un piano di sistematico annichilimento di un’intera comunità – etnica, nazionale, religiosa – concepito sulla base di ideologie razzistiche e totalitarie; la relativa differenza rispetto a fenomeni consimili nel passato consiste forse, nel XX secolo, da una parte nella razionalizzazione di tutte le operazioni connesse alla esecuzione di un piano di genocidio; dall’altra nell’identificazione del genocidio come crimine contro l’umanità, punibile teoricamente da una corte internazionale di giustizia: di nuovo, lo sterminio nazista degli ebrei racchiude le immagini primarie di entrambi i fenomeni: campi di sterminio e camere a gas da una parte, il processo di Norimberga dall’altra (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 642).