Galera: dallo scafo lungo e sottile, che misurava circa 40 metri ed era largo circa 5, con le murate molto basse (circa un metro e mezzo sul pelo dell’acqua), aveva una limitata capacità di carico. La galera era attrezzata con due alberi (maestra e trinchetto), cui in seguito si aggiunse talora un terzo albero verso poppa (mezzanella), tutti dotati di vela latina inferita su antenne lunghissime e si avvaleva, per le manovre, per il combattimento e per superare i periodi di bonaccia della propulsione a remi fornita da circa 150 rematori, numero questo che andò aumentando a dismisura dalla metà dal sedicesimo secolo, quando si sostituì al remo manovrato da un solo vogatore un remo più pesante mosso da tre fino a sette uomini (remo «a scaloccio»). […] sino agli inizi del diciottesimo secolo le galere, ed esse soltanto, rimasero la chiave di volta delle flotte da guerra nel Mediterraneo. Questo vale per Venezia come per Genova, per la Turchia come per il Sovrano Ordine di Malta. Già verso la metà del Quattrocento le galere erano armate di un paio di pezzi d’artiglieria a retrocarica (serpentine) installati sul cassero. Nel sedicesimo secolo le galere portavano un rilevante numero di bocche da fuoco di varia grandezza. Due piattaforme, a prua e a poppa, permettevano di alloggiare una quindicina di bocche da fuoco di peso vario, cui si accompagnavano due cannoni da 16 libbre e un cannone pesante da 60, installato al centro della prua della galera. Questo armamento conferiva alle galere una potenza di fuoco notevole che beneficiava inoltre della estrema mobilità dell’imbarcazione che, spinta e manovrata dai remi, poteva operare anche in assenza di vento affrontando molto spesso con successo, nelle acque calme del Mediterraneo, le più pesanti e massicce navi a vela. Abbastanza utile nel Mediterraneo, tuttavia, la galera non poteva resistere ai marosi e ai venti dell’Atlantico (C. M. Cipolla, Vele e cannoni, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 43-45).