Fonti narrative: Vale a dire esposizioni di eventi o situazioni visti o comunque appresi e riportati, spesso con personali valutazioni, da parte di chi non ne è stato parte attiva, o si presenta comunque in buona o mala fede come imparziale osservatore o coordinatore. Naturalmente non è il caso di farne un elenco: basterà pensare all’annalistica, alle opere storiografiche e biografiche e, per il medioevo in particolare, alla cronachistica (esempio classico la raccolta dei Rerum Italicarum scriptores curata dal Muratori), mentre per la storia moderna e contemporanea si potrà parlare anche di memoriali, di relazioni, di bollettini e soprattutto di giornali (nonché, a certi livelli e con particolari cautele, di documentari assemblati dai diversi media). Importa dire invece che non è affatto vero, come in genere si lascia intendere, che scopo di tali narrazioni sia sempre e soltanto quello di dar notizia e lasciar memoria di quanto espongono: non di rado si tratta anche di opportunità politiche e di finalità propagandistiche o di prestigio (si pensi ad esempio a certe agiografie). È da tener presente, infine, che il materiale relativo alle fonti narrative è, o dovrebbe essere conservato, per istituto, nelle Biblioteche (e, per giornali e i periodici più recenti, nelle emeroteche) (F. Valenti, Scritti e lezioni di archivistica, diplomatica e storia istituzionale, a cura di Daniela Grana, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 2000, p. 146).