Feudo. Signoria. Diritti feudali: Il legame feudale è una dipendenza personale fra un signore e un vassallo, a cui viene data in concessione vitalizia una terra col relativo reddito in cambio di fedeltà, e più tardi in patrimonio ereditabile con l’aggiunta della giurisdizione territoriale. Si può essere vassalli di diversi signori per diversi feudi. Istituto generalmente superato nell’Occidente moderno. La signoria è soltanto una giurisdizione sul territorio e i suoi abitanti, sulle attività economiche e la vita sociale, inoltre l’esercizio della giustizia civile e in alcuni casi penale, almeno in prima istanza ma senza legami personali di fedeltà. Prevede la riscossione di «diritti» (nel Settecento detti ancora, impropriamente, «feudali»), fra i quali il censo è il principale. Spesso in Età moderna è già riscosso in denaro, quindi eroso dall’inflazione. Remunera la «proprietà eminente» o «diretta», distinta dal possesso della terra, la quale può passare di mano, sempre però vincolata al pagamento del censo, detto «ricognitivo della diretta», cioè un segnale di riconoscimento della proprietà eminente (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 353). Tranne gli allodii, la terra aveva un signore, spesso nobile; o anche ecclesiastico: un convento, un’abbazia, il vescovo. Il signore aveva una «proprietà eminente», per la quale riscuoteva una sorta di tassa in denaro o in natura: il «censo»; teoricamente in cambio di protezione e ordine. Il significato sociale della signoria era dunque di garantire sicurezza. Se una proprietà cambiava di mano, pagava una tassa, di solito forte, al signore. E continuava a essere gravata dal censo, di solito leggere. Il signore possedeva in esclusiva il mulino, il frantoio, e per usarli bisognava pagare. Aveva spesso una proprietà eminente anche sulle terre comuni, e poteva riscuotere per licenze di pesca, di caccia, di legnatico, di pascolo. Aveva anche la giurisdizione. Era lui stesso il giudice, o era lui a nominarlo, e incassava un diritto per ogni processo. Era giudice anche se parte in causa (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 33).