Fenici: In origine i Fenici erano un popolo semitico che era emigrato nel Levante dal sudest in epoca remota, quanto molti altri Semiti erano venuti a insediarsi nei territori della «Fertile Mezzaluna».[1] In effetti essi erano solo la componente mercantile e marinara di una popolazione più ampia nota con il nome di Cananei, e non si distinsero dagli altri Cananei fino a circa il 1500 a.C. La documentazione sui Fenici è sfortunatamente limitata all’archeologia e a ciò che altri popoli, spesso testimoni ostili, ebbero a dire su di loro. Al culmine della loro prosperità, tra il 1200 e il 700 a.C., il territorio dei Fenici comprendeva una fascia di terra di 110 Km di lunghezza e 50 Km di larghezza lungo la costa dell’attuale Libano. Dopo il 700 a.C. circa, invasori provenienti dall’est – Babilonesi, Assiri e altri popoli che resero egualmente spiacevole la vita ai vicini Ebrei – cominciarono a irrompere nel territorio dei Fenici. Tuttavia, anche dopo aver perduto la loro indipendenza, le città fenicie, continuarono a essere i principali centri del commercio marittimo, finché non furono conquistate da Alessandro Magno e fuse nel più vasto mondo ellenistico.[2] La più antica rotta commerciale fenicia collegava la patria levantina all’Egitto, il più grande centro di attività economica ad essa vicina; la principale attività di scambio di questo periodo riguardava prodotti del Levante, come legname, coloranti e tessuti. Testimonianze archeologiche delle postazioni commerciali fenicie si trovano nella Palestina meridionale, nel delta del Nilo, e risalendo il Nilo, almeno fino a Menfi. Intorno all’800 a.C. incominciarono a prender forma le linee principali delle diaspore commerciali fenicie verso il Mediterraneo occidentale, in parte in risposta alla domanda levantina di metalli iberici, di cui l’argento fu il più importante; ma la portata del commercio fenicio divenne anche più ampia quando alla lista vennero ad aggiungersi schiavi, terraglie, e prodotti alimentari come il vino e l’olio d’oliva. La rete occidentale si basava su Cartagine e Utica nell’odierna Tunisia, sull’isola di Malta, su Mozia in Sicilia e Cadice nella Spagna meridionale, ma insediamenti più piccoli furono creati anche nella Sardegna meridionale e nelle Isole Baleari. Sembra improbabile che i Fenici abbiano mai avuto uno Stato unitario, neppure nel Levante. Le città della madrepatria erano indipendenti l’una dall’altra, anche se alle volte operavano di concerto. A ovest Cartagine, fondata intorno all’800 a.C., diventò presto indipendente, al pari della maggior parte degli altri nodi della rete, sebbene controllasse parte del proprio entroterra africano e alcune piccole enclaves in Sardegna e sulla costa spagnola. Poco si sa nei particolari sulle operazioni commerciali dei Fenici, o sul declino del loro sistema. La rivalità con i Greci nel bacino occidentale del Mediterraneo diventò seria intorno al 400 a.C. Dopo la perdita delle città della madrepatria nel 330 a.C., attorno al 270 a.C. scoppiò la lotta tra Cartagine e Roma per il controllo della Sicilia, e l’influenza cartaginese nella politica e nel commercio declinò fino al sacco finale di Cartagine e alla distruzione della sua potenza avvenuti nel 150-146 a.C.[3] (P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, pp. 80-82).
[1] Espressione indicante il territorio fertilissimo che si estendeva dalla valle del Nilo a quella del Tigri e dell’Eufrate. La «mezzaluna» praticamente comprendeva tutte le zone più fertili che andavano da Tebe in Egitto a Haran, Ninive, Assur, Babilonia fino a Ur, quasi all’estremità superiore del Golfo Persico. Nel suo interno si collocava anche l’isola di Cipro e Tiro, Sidone, Damasco e Gerusalemme.
[2] D. Harden, The Phoenicians, Londra 1962, pp. 44-56; S. Moscati, The World of the Phoenicians, Londra 1969, pp. 27-52.
[3] D. Harden, The Phoenicians, cit., pp. 66-75.