Estimo/catasto

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Estimo/catasto: L’estimo indicava anticamente sia la stima e la descrizione dei beni dei cittadini a fini fiscali, sia il libro dove si registravano le stime, sia infine il tributo applicato in conseguenza delle stime stesse. L’estimo poteva essere reale (imposta sui beni), personale (sulle «teste») o misto (una combinazione fra i due criteri) e poteva essere la base d’imposizione sia di tasse da pagare a fondo perduto, sia di prestiti forzosi, specie di titoli di stato che davano diritto a un interesse annuo (un sistema di «debito pubblico» adottato dalle città-repubbliche di Venezia, Genova e Firenze). Più in particolare, in età comunale il catasto (che deriva da una parola greco-bizantina, «registro») indica l’indagine svolta a fini fiscali dall’amministrazione cittadina, che coinvolgeva i capifamiglia della città e del contado. Fra il Due e il Quattrocento molte città adottarono questo strumento di valutazione fiscale, che rappresenta una fonte preziosa per la storia del basso medioevo, consentendo dettagliate analisi dei patrimoni urbani e rurali, dei mutamenti demografici e delle strutture familiari (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 694).

 

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