Diplomatica

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Diplomatica: studia il documento in se stesso, nelle sue forme più ancora che nel suo contenuto, ed è quindi tenuta a sottolineare ogni aspetto. […] La diplomatica è dunque la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento, […], al fine di determinarne il valore come testimonianza storica, non soltanto nella sfera della storia in generale o storia politica, ma anche in quelle della storia economica, della storia sociale, della storia della lingua. Il documento, infatti, presentando la pratica applicazione di leggi e consuetudini che i testi giuridici solo parzialmente rivelano nella formulazione teorica, rispecchia sempre una determinata situazione politica, sociale, economica; inoltre, in quanto attestazione scritta, esso fissa nel tempo fasi dell’evoluzione linguistica che testi letterari e cronisti non illustrano a sufficienza. Il termine «diplomatica» è entrato nell’uso attraverso il titolo del primo grande trattato di questa disciplina: i sei libri De re diplomatica di Jean Mabillon (1681). Dal greco διπλόω «rendo doppio», il vocabolo diploma fu usato nell’antichità classica per indicare originariamente i documenti scritti su due tavolette unite tra loro a cerniera (dittici), ma fin dall’inizio dell’età imperiale figura riferito, di preferenza, a particolari tipi di documento emanati dal Senato o dall’Imperatore, come i permessi di circolazione a mezzo del cursus publicus, il servizio postale di Stato, o i decreti con i quali si riconoscevano ai veterani collocati in congedo lo ius civitatis e lo ius connubii (diplomi militari). Col valore di «privilegio imperiale» il termine venne anche adoperato, ma piuttosto raramente, nel medioevo, mentre tornò in auge nell’età umanistica, soprattutto per designare documenti signorili emanati in forma solenne: questo valore ristretto esso conserva anche oggi nella terminologia scientifica, come vocabolo tecnico (A. Pratesi, Genesi e forme del documento medievale, Roma, Jouvence, 1979, pp. 7-9).

 

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