Dipendenza economica: Criticando apertamente le teorie dello sviluppo allora prevalenti, negli anni sessanta numerosi teorici e uomini politici del Terzo Mondo denunciarono una stretta correlazione tra sviluppo e sotto-sviluppo. Quest’ultimo non era visto come semplice arretratezza o ritardo, come stadio iniziale della sua strada che avrebbe portato a uno sviluppo di tipo occidentale, bensì come una condizione creata, e continuamente perpetuata, a vantaggio dei paesi più ricchi. L’iniqua divisione internazionale delle risorse e del lavoro ereditata dal periodo coloniale si riproduceva cioè dando forma a una dipendenza di tipo neocoloniale dai mercati e dalle grandi imprese multinazionali dei paesi più ricchi. Si riteneva in particolare che le possibilità di accumulazione e di investimenti fossero rigidamente condizionate dalla posizione subordinata all’interno dell’economia mondiale. Più che di sottosviluppo si trattava quindi di una condizione di povertà funzionale allo sviluppo accelerato dei poli più avanzati dell’economia mondiale, e sostenuta dal cointeresse di parti delle stesse classi dominanti dei paesi del Terzo Mondo. Implicita in queste teorie, e talora esplicitata in chiave politica, era la nozione che per il Terzo Mondo dovesse esistere una via alternativa di crescita imperniata sull’indipendenza dai meccanismi dei mercati internazionali (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 640).