Diocesi: La Chiesa ha una sua struttura territoriale che fin dall’antichità ha avuto un rapporto diretto con le circoscrizioni amministrative civili. Il termine diocesi, col quale si è poi designata una regione ecclesiastica cui presiede il vescovo, deriva infatti dal greco («governo», «amministrazione») e si riferisce, almeno a partire dal periodo tardoimperiale romano, a un’unità amministrativa intermedia tra la prefettura e la provincia. L’evoluzione del termine dal suo significato civile a quello ecclesiastico rientra nel processo di cristianizzazione del mondo tardoromano che dalla sfera del lessico amministrativo e giuridico avrebbe ereditato una grande quantità di parole e di concetti. Nell’ordinamento della Chiesa con il termine diocesi si indicava originariamente la giurisdizione di una metropolia, cioè di una regione ecclesiastica comprendente un territorio esteso e composto da più città. Il metropolita poteva avvalersi, nell’organizzazione del suo ufficio, di vescovi collaboratori (corepiscopi). Con il diffondersi del cristianesimo nel mondo urbano avvenne la progressiva sovrapposizione dei collegi sacerdotali cristiani a quelli che nel mondo romano avevano competenze municipali, come i flàmini. La progressiva perdita di funzione delle città, nel quadro della perdita di funzione delle città, nel quadro della ruralizzazione altomediavale, e le numerose fluttuazioni nell’amministrazione territoriale imposte dalle invasioni di popoli di origine germanica, specialmente a partire dall’età longobarda, crearono una differente regionalizzazione, che non corrispose più ai caratteri tardoantichi della distrettualizzazione sia civile che ecclesiastica. Si doveva giungere all’età carolingia e ottoniana (secoli IX-X) per vedere avviato il processo di riorganizzazione territoriale che avrebbe portato alla ricomposizione dell’antico tessuto diocesano e al ricrearsi di un parallelismo con la suddivisione amministrativa civile, anch’essa nuovamente incentrata, con le figure dei «conti», sul mondo urbano. Il territorio afferente alla giurisdizione civile del conte (comitatus) tornò, anche se con numerose eccezioni di fatto, a coincidere con la diocesi, e le città furono il centro organizzativo da cui provvedeva all’amministrazione periferica. Potevano esistere anche distretti esonerati dalla giurisdizione di un vescovo. Si trattava per lo più di territori appartenenti a fondazioni monastiche staccate, con apposito provvedimento pontificio, dalla normale dipendenza dall’ordinario diocesano e per questo erano detti nullius diocesis (di nessuna diocesi). Questa particolare esenzione poteva riguardare anche circoscrizioni ecclesiastiche del clero secolare (quello cioè proposto alla organizzazione locale della cura d’anime, preti, parroci, cappellani) dalla particolare vicenda giurisdizionale (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 693).