Diaspora

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Diaspora: il termine “diaspora” (dal greco, διασπείρω, “seminare”, “disperdere”) il cui uso in questo senso si applicava in origina all’esperienza ebraica e poi, per estensione, a quella greca e armena: migrazioni di massa avvenute sulla lunga durata di varie generazioni, e strutturate intorno a comunità disperse nello spazio[1] (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, p. 225; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).

Diaspora: Nella storiografia tradizionale […] si intende l’allontanamento dal luogo di origine di gruppi di persone, di solito in seguito a eventi drammatici, come le espulsioni e le persecuzioni. Per antonomasia le diaspore sono quelle degli ebrei e degli armeni, popolazioni che subirono persecuzioni e genocidi. Con i termini «diaspora commerciale» si intendono qui le reti dei mercanti che operarono in aree lontane dal loro luogo di origine. Le diaspore commerciali più importanti furono proprio quelle dei mercanti che non avevano una madrepatria, come gli ebrei e, in un certo periodo, gli armeni (C. Taviani, Reti globali e merci, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, p. 71).

Sulla «diaspora commerciale» si veda anche P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, pp. 3-17.

[1] R. Brubaker, The “Diaspora” Diaspora, in «Ethnic and Racial Studies, 28, 1 (2005), pp. 1-19; S. Dufoix, La Dispersion. Une histoire des usages du mot diaspora, Paris, Amsterdam, 2012; G. Calafat-S. Goldblum, Diaspora(s): liens, historicité, échelles, in «Tracés. Revue de sciences humaines», 23 (2012), pp. 7-18; M. Monge-N.Muchnik, L’Europe des diásporas, XVIe-XVIIIe siècle, Paris, Presses Universitaires de France, 2019, pp. 19-57.

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