Demografia

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Demografia: La demografia è una disciplina che studia la fisionomia e la dinamica delle popolazioni umane: di un determinato gruppo, localizzato nel tempo e nello spazio, essa analizza la consistenza quantitativa, la struttura (in base a molteplici indici, come l’età, il sesso, il ruolo familiare e lo stato civile ecc.), i fattori che ne determinano la composizione (e fra questi, in particolare, quelli che misurano la fecondità, la natalità, la mortalità, la nuzialità), le modalità di aggregazione e la distribuzione territoriale. La demografia è una scienza relativamente giovane il cui sviluppo, nel corso di questo secolo, è stato sollecitato essenzialmente dalla necessità di approfondire la conoscenza delle relazioni fra sviluppo economico e dinamica della popolazione. Già negli ultimissimi anni del XVIII secolo, tuttavia, uno dei grandi economisti classici, Thomas Robert Malthus (1766-1834), aveva elaborato una celebre teoria sul rapporto fra popolazione e risorse basata sul principio secondo cui «il potere di crescita della popolazione è infinitamente più grande di quello che possiede la terra di produrre i mezzi di sussistenza necessari all’uomo». Al di là della fondatezza dell’impostazione malthusiana, ciò che conta in essa è l’individuazione di un problema che è alla base di tutte le successive riflessioni di carattere demografico. La nascita delle società industriali e l’affrancamento, nel corso del XX secolo e solo in Occidente, della maggioranza della popolazione dalla condizione della mera sussistenza e anzi la diffusione a livello di massa di di modelli consumistici sono fenomeni che hanno mutato radicalmente il modo di guardare al rapporto fra popolazione e risorse. Per la prima volta infatti si è spezzato il nesso, se non necessario sicuramente regolare nelle società preindustriali, fra alti tassi di mortalità e alti tassi di fertilità. Sicché a partire dalla grande espansione di questo secolo, avviata in America negli anni del New Deal e in Europa e in Giappone dopo la seconda guerra mondiale, si sono avvicendati due fenomeni oltremodo significativi: dapprima, con il cosiddetto baby-boom, alla relazione tradizionale fra crescita della popolazione e sviluppo economico si è unita una drastica, e, in tale misura, inedita riduzione dei tassi di mortalità; poi, dagli anni sessanta, la progressiva, inarrestabile discesa dei tassi di fertilità ha dimostrato che la diminuzione della popolazione non è incompatibile con la crescita economica. Ma anche nel cosiddetto Terzo Mondo i limiti malthusiano non sembrano più regolare la dinamica della popolazione. La decolonizzazione, le politiche occidentali di aiuto allo sviluppo, la diffusione di strumenti di controllo sanitario, la globalizzazione dei mercati, e dei mercati del lavoro in particolare, sono tutti fenomeni che hanno alimentato fuori dell’Occidente la tendenza a un moderato abbassamento della mortalità e soprattutto al rapido incremento della fertilità e della natalità. L’analisi demografica si è dovuta misurare pertanto nella seconda metà di questo secolo con un quadro storicamente inedito, ossia con la dimensione non congiunturale della bassa crescita demografica (senza depressione economica) in Occidente e con quella della sovrappopolazione (con economia depressa o insufficientemente sviluppata) fuori dell’Occidente (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, pp. 639-640).

 

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