Costituzione: Insieme di caratteristiche di un particolare sistema politico, pensato come un organismo naturale. «Leggi fondamentali» che regolano le libertà di un paese, poi patto fra governanti e governati. Dal Sei-Settecento e soprattutto dalle rivoluzioni americana e francese, solenne testo scritto (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 350).
Costituzione: In senso ristretto si tratta di un testo elargito da un’autorità legittima (il sovrano) o più frequentemente scritto e votato da un’assemblea rappresentativa di una nazione, che definisce o ridefinisce le regole fondamentali del sistema politico. L’uso del termine è tuttavia molto più vasto. Esso indica tradizionalmente il corpus di norme e gli istituti che, legittimati da antica osservanza, sanciscono le regole che definiscono il rapporto tra cittadini e governanti. Una variante di questa impostazione si ritrova in talune correnti del pensiero giuridico contemporaneo (ad esempio in Carl Schmitt) per cui l’esistenza in un ordinamento di norme e istituti fondamentali configura un ordine politico-sociale che è un ordine costituzionale. In questo senso lo Stato non «ha» una costituzione ma «è» una costituzione, e cioè un assetto dato per come si è storicamente concretizzato. Contro questa visione, che fa coincidere la costituzione con l’ordine sociale esistente, un’altra impostazione vede nella costituzione un contratto, un patto volontariamente stipulato tra i cittadini per definire le regole fondamentali della vita associata. Questo secondo punto di vista, fa spesso riferimento a valori universalistici e all’esperienza delle costituzioni nate da eventi rivoluzionari e perciò viceversa dissolutrici dell’ordine preesistente (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 639).