Conservatorismo

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Conservatorismo: A differenza dell’ideologia reazionaria, con la quale, comunque, condivideva la diffidenza (se non l’aperta ostilità) al razionalismo rivoluzionario emerso dalla Rivoluzione francese, quella conservatrice non vagheggiava un vero ritorno all’Ancien Régime, ma voleva piuttosto frenare i processi di mutamento al fine di limitarne i presunti «danni». Il conservatorismo è infatti disposto a interagire con quanti chiedono la trasformazione dell’esistente, purché questo non alteri in maniera repentina e radicale le strutture sociopolitiche ed i valori cui esso si ispira, Che sono, in sintesi, l’organizzazione gerarchica della società, in senso quindi antiegualitario, l’ordine e la coesione sociale, la famiglia, la religione e, infine, la proprietà privata. Abbracciando un’ottica di tipo paternalistico, il conservatorismo ritiene che alla proprietà dei beni e delle ricchezze debba corrispondere la responsabilità di soddisfare, almeno in parte, le necessità dei gruppi meno fortunati; solo dall’impegno dei gruppi sociali e politici dirigenti verso le esigenze dell’intera collettività, è possibile, in quest’ottica, produrre una società soddisfatta e tendenzialmente pacificata. Con il sorgere, alla fine dell’Ottocento, della questione sociale, nacque così un filone di pensiero conservatore – il cosiddetto socialismo della cattedra, importante soprattutto in Germania – convinto della necessità che lo stato dovesse provvedere alla tutela del benessere dei meno abbienti mediante sussidi di disoccupazione, assicurazioni, pensioni di vecchiaia, ecc. Tra la fine del XIX secolo ed i primi tre lustri del XX, anche il conservatorismo finì per abbracciare l’idea di «nazione», utilizzandola non solo nella gestione dei rapporti internazionali, ma anche come elemento di politica interna per reggere la sfida dell’avvento delle masse sulla scena politica. In modo, quindi, non troppo diverso dai reazionari, anche i conservatori si servirono del principio di nazionalità, in opposizione/competizione con le altre nazioni, per convincere e mobilitare i nuovi strati della popolazione coinvolti nella politica (Cesure e tornanti della storia contemporanea, a cura di Paolo Pombeni, con la collaborazione di Marzia Maccaferri, Bologna, Il Mulino, 2005, pp. 26-27).

 

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