Condotte

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Condotte: le convenzioni che, dal XIII secolo, regolamentavano la presenza ebraica nelle città e nei borghi dell’Italia centro-settentrionale.[1] Queste specie di contratti stipulati – pagando – con le autorità locali, autorizzavano piccoli gruppi di ebrei a stabilirsi in un certo luogo per un tempo determinato, in genere dieci anni. In virtù delle condotte, gli ebrei avevano il permesso di esercitare alcune attività, in particolare il credito e il prestito su pegno, verso le quali la Chiesa cattolica professava da tempo una notoria ostilità: essi potevano anche praticare liberamente il loro culto, ed erano esonerati dal portare un segno distintivo. Questo sistema permetteva una coesistenza tra ebrei e cristiani, ma naturalmente esisteva una forte asimmetria: non solo perché gli ebrei dovevano versare una consistente contropartita finanziaria, ma anche e soprattutto perché le condotte erano revocabili in ogni momento dalle autorità cristiane, dando luogo talvolta a veri e propri ricatti ai danni delle comunità ebraiche già stanziate. I ghetti, che a loro volta nacquero nello spazio italiano (a Venezia nel 1516, a Roma nel 1555, ecc.), si configurarono come un sistema alternativo a quello delle condotte: la presenza ebraica certamente era segregata, spazialmente e socialmente, ma ormai era concepita come perenne, e gli ebrei erano autorizzati a esercitare una gamma più ampia di attività.[2] Ciò peraltro non impediva la prosecuzione o addirittura l’inasprimento delle discriminazioni che le comunità ebraiche subirono, un po’ ovunque in Europa, nel corso dell’età moderna. Per restare al caso italiano, si ricordi per esempio che un anno dopo l’apertura del ghetto di Roma (1555), l’Inquisizione romana condannò al rogo ventiquattro cristiani nuovi, per aver giudaizzato, nel porto pontificio di Ancona: questa vicenda, che ebbe una forte eco internazionale (tant’è che il sultano in persona scrisse a papa Paolo IV per rimproverarlo), indica la persistenza di una politica antiebraica dalle conseguenze pesanti ancora nei secoli seguenti[3] (G. Calafat-M. Grenet, Mediterranei. Storia delle mobilità umane (1492-1750), traduzione di Filippo Benfante, Roma, Viella, 2025, pp. 54-55; ed. or. Mediterranées. Une histoire des mobilités humaines (1492-1750), Paris, Points, 2023).

[1] S. Simonsohn, La condizione giuridica degli ebrei nell’Italia centrale e settentrionale, in Storia d’Italia. Annali, 11, Gli ebrei in Italia, 2 voll., a cura di Corrado Vivanti, Torino, Einaudi, 1997, I, pp. 95-120.

[2] M. Gasperoni, L’Italie des ghettos: normes, résistances et négociations, in «XVIIe siècle», 282, 1 (2019), pp. 3-20.

[3] B. Ravid, Cum Nimis Absurdum and the Ancona Auto-da-Fé Revisited: Their Impact on Venice and Some Wider Reflections, in «Jewish History», 26 (2012), pp. 94-96. Sulla permanenza delle norme antiebraiche (e un’utile cronologia sul tema), si veda Oliel-Grausz, Juifs, judaïsme et affrontements religieux (XVIe siècle-milieu XVIIe siècle), in L’Europe en conflits. Les affrontements religieux et la genèse de l’Europe moderne, vers 1500-vers 1650, a cura di Wolfgang Kaiser, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2008, pp. 363-409.

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