Comuni

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Comuni: L’incremento demografico seguito all’anno Mille porta in Italia alla formazione di nuovi centri urbani e alla rinascita di quelli esistenti. All’interno delle mura abitano persone di estrazione sociale molto diversa che vivono grazie all’esercizio di arti e mestieri. Le città, tornate a essere, come nell’antichità, il centro propulsore della società civile, cominciano a svilupparsi come organismi autonomi, ponendo sotto il proprio controllo le campagne circostanti: questi nuovi organismi politici prendono il nome di Comuni e consistono in vere e proprie città-stato. Dapprima i Comuni, specialmente in Italia centro-settentrionale, rivendicano l’esercizio di alcune funzioni pubbliche, come amministrare la giustizia o battere moneta, quindi, approfittando della debolezza dell’autorità imperiale, danno vita a proprie leggi e istituzioni. Il governo è affidato a un’assemblea formata dai cittadini e a un consiglio di consoli che, sul modello dell’antica Roma, dura in carica un anno. I consoli sono scelti tra gli esponenti delle più importanti famiglie aristocratiche della città, ma con il passare del tempo anche i ceti emergenti, in particolare mercanti e artigiani, potranno accedere alla carica. Nel corso del XII secolo aspri conflitti sociali tra nobili e borghesi e tra famiglie rivali determinano una forte instabilità politica, a cui si farà fronte introducendo nuova figura che va a sostituire i consoli: è il podesta, un funzionario forestiero super partes, che vigila sulle istituzioni e assicura un’equa applicazione delle leggi. Nel corso del Duecento la struttura del Comune entra in una crisi che porterà alla sua scomparsa: singoli individui assai influenti concentreranno il potere nelle proprie mani, instaurando un dominio territoriale che segnerà la nascita delle signorie (F. Cardini, Federico I Barbarossa. L’Impero in lotta con il Papato e i Comuni, Roma, GEDI, 2020, p. 23).

 

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