Commenda: (o «accomandita»), un sistema per creare un accordo commerciale tra due o più investitori o le grandi compagnie commerciali, come quelle delle Indie olandesi e inglesi, la Hudson’s Bay Company e la Virginia Company nei territori dell’America settentrionale, la Levant Company inglese nell’Impero ottomani. […] La commenda […] era una partnership fondata attraverso una scrittura contrattuale. In base a questo tipo di accordo, due parti investivano in un affare. Di solito si ripartiva l’investimento nella misura di un terzo, per la persona che oltre al denaro si assumeva il rischio dell’attività, agendo come mercante o produttore, e della misura di due terzi, per la persona che investiva solo il capitale e che correva dunque solo il rischio di perdere la somma investita. La commenda, diffusa a Genova fin dal XII secolo e poi anche a Venezia e Firenze, e diffusasi poi anche nel resto d’Europa, deriva probabilmente da un’istituzione già presente nella Penisola arabica e poi in Nord Africa, chiamata mudāraba. Anche in questa istituzione gli investimenti erano allo stesso modo ripartiti nella misura di un terzo e due terzi (C. Taviani, Reti globali e merci, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, pp. 73,74).
Commenda: Si tratta di un tipico contratto […], stipulato per un solo viaggio per mare, da due soci di cui uno, il cosidetto stans, si limita a impiegare una determinata somma; l’altro, il cosiddetto tractator o procertans, non impiega capitale, ma applica le sue capacità e il suo lavoro nello svolgimento dell’attività commerciale per la quale si stende il contratto. Alla fine del viaggio la società verrà sciolta con la restituzione del capitale e di tre quarti dei profitti al socio stans. Al procertans rimarrà un quarto. La spartizione può variare (due terzi e un terzo, per esempio). In caso di naufragio o altra disavventura lo stans potrà perdere il suo capitale, ma non più di esso, mentre il procertans metterà a repentaglio la sua vita (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p. 457).
Commenda: Era un tipo di contratto molto flessibile che comportava, nella sua definizione più semplice, la creazione di una società per un tempo limitato fra un partner attivo (commendatarius) – di solito un mercante, che viaggiava e conduceva gli affari a nome di entrambi i soci – e uno passivo (commendator), che si limitava a investire capitale in una specifica transazione commerciale in cambio di una percentuale sugli utili, che gli veniva pagata al completamento della transazione. Per il mercante, il vantaggio principale di questo tipo di società era la possibilità di avere a propria disposizione un capitale maggiore con cui operare; per l’investitore, la commenda rappresentava invece l’opportunità di poter investire del capitale senza essere attivamente coinvolto nell’operazione commerciale e inoltre senza incorrere nel peccato di usura. Il rischio insito in questa sorta di investimento, infatti, rendeva i profitti incerti e pertanto accettabili da parte della Chiesa, che per lunghi secoli continuò a considerare come usurari tutti i guadagni ottenuti senza un impegno diretto dell’investitore (M. Fusaro, Reti commerciali e traffici globali in età moderna, Roma-Bari, Editori Laterza, 2008, p. 8).